"Dalla via Emilia al West...Prof.F.Guccini" idee di viaggio nel nostro territorio e non solo

castelli...borghi antichi...verdi colline e tutto il patrimonio culturale e turistico Emiliano-Romagnolo

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Dalla Rocchetta Mattei al Santuario di Bocca di Rio passando dal lago del Brasimone

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4 Passi per Bologna piccola guida alla visita della città

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Dozza Imolese

tra il verde dei prati, l'azzurro del cielo e il l rosso dei campi arati. Un viaggio nella storia dell'antico Borgo medievale la cui rocca domina le vallate. Sulla dolce collina Bolognese al confine con le terre di Romagna,Ducia e Dutia inomi più antichi; Dozza l'attuale. Questa l'evoluzione del nome del Borgo, passato attraverso le forme di Duza e Doccia, prima dell'esito finale.Tanti suoni per legare questa località ad un solo elemento: l'acqua, la cui mancanza ne ha caratterizzato il nome, e quindi, la storia. Dallo stemma del Comune, con il grifo che si abbevera, ai ritrovamenti di un antico acquedotto proveniente da Monte del Re, fino a toponimi delle chiese, tutto collega il nome di Dozza alla "doccia", condotto in cui scorre l'acqua.

Il Borgo Medievale di Dozza, uno dei cento “Borghi più Belli d’Italia”, si trova a sud di Bologna, a 6 km da Imola ed è posto sul crinale di una collina che domina la valle del fiume Sellustra e scende dolcemente verso la via Emilia. A Dozza, l’arte si fa paesaggio urbano ed arreda i muri delle case, le strade e le piazze, inondando di luce e stili diversi ogni angolo ed aprendosi a squarci di colori improvisi.

   

Il suo centro storico, dalla caratteristica forma a fuso, conserva intatto l’originale tessuto edilizio di stampo medioevale, e la possente Rocca Sforzesca, posta all’apice del paese si armonizza perfettamente con il resto dell’abitato, che segue il tracciato delle antiche mura. Successivamente trasformata nel signorile Palazzo Malvezzi Campeggi, la maestosa Rocca fu voluta da Caterina Sforza, che la riedificò alla fine del XV secolo sulle precedenti rovine di fortezze bolognesi del 1250 ca. I bolognesi Campeggi la trasformarono da edificio puramente militare in palazzo signorile sul finire del ‘500. La Rocca passò in seguito, per via ereditaria, alla famiglia Malvezzi-Campeggi che vi dimorò fino al 1960

Da visitare gli appartamenti del piano nobile, il salone, i salottini e le camere da letto, la cucina, le prigioni, le stanze di tortura, i camminamenti sulle torri. Al secondo piano si trovano il Centro Studi e Documentazione del Muro Dipinto e la Collezione Mascellani, mentre i sotterranei ospitano l'Enoteca Regionale dell' Emilia Romagna. guarda il filmato Nel centro storico, al quale danno colore e atmosfera i muri dipinti (filmato), meritano inoltre una visita la Chiesa prepositurale di S. Maria Assunta in Piscina, edificata nel XII sec. sui resti di una precedente chiesa romanica - contiene una tavola del 1492 di Marco Palmezzano -, il Rivellino, dentro il quale è ricavata la porta settecentesca di accesso al borgo, e la Rocchetta di origini trecentesche.

 

A Dozza non è presente un area di sosta dedicata per i camper, nella piazza sotto la rocca non vi sono divieti ne controindicazione per la sosta dei nostri mezzi, Dozza si raggiunge dalla Via Emilia e si trova a circa metà strada tra Imola e Bologna, a Toscanella seguire le undicazioni Dozza. il viaggio continua verso Imola…….  foto di proprietà di Galassiacamper

 

Imola

Con i suoi 69 mila abitanti, posta lungo la via Emilia a cerniera fra Emilia e Romagna, Imola è conosciuta a livello internazionale per alcune eccellenze quali l’autodromo “Enzo e Dino Ferrari”, l’Accademia Pianistica Internazionale “Incontri col Maestro”, il ristorante San Domenico ed aziende leader mondiali nel packaging, negli impianti ceramici, nelle strumentazioni elettrodentali e nella ceramica.
Fondata dai Romani nel II secolo a.C. col nome di Forum Cornelii, l’insediamento sorgeva in un area già intensamente popolata in età preistorica. La pianta della città richiama ancora in modo evidente lo schema tipico di fondazione romana con l’incrocio fra il decumano (via Emilia) e il cardo (via Appia - via Mazzini). Imola è l’unica città al mondo ad avere la pianta disegnata da Leonardo da Vinci (conservata nelle collezioni reali a Windsor, proprietà della Regina Elisabetta II), che vi soggiornò nel 1502, al seguito di Cesare Borgia. Fra gli edifici storici di maggior pregio figurano la Rocca sforzesca, con le sue raccolte di armi e ceramiche antiche, la cattedrale di S. Cassiano, la biblioteca ed il teatro comunale, ricavati nell’ex convento di San Francesco; Palazzo Tozzoni, con gli arredi originali del Sette/Ottocento, la chiesa di San Domenico, l’abbazia di Santa Maria in Regola e la basilica santuario della Madonna del Piratello. Cuore della città è Piazza Matteotti,sulla quale si affacciano il municipio e il quattrocentesco Palazzo Riario Sforza (oggi Sersanti).
La città merita una visita anche per la sua ricca offerta enogastronomica e per manifestazioni di grande richiamo quali “Imola in Musica” (secondo fine settimana di giugno) e “Baccanale” (seconda e terza settimana di novembre).
Con oltre 50 mq di verde pubblico a testa e più di 70 chilometri di piste ciclabili in sede propria, Imola conferma la propria attenzione all’ambiente ed alla qualità della vita. Molto diffusa è anche la pratica sportiva, che può giovarsi di 52 impianti comunali, con circa 50 società che svolgono attività a livello federale e oltre 120 a livello amatoriale, con ben 3.300 ragazzi sotto i 15 anni che fanno sport.
Oggi la città può contare su un ricco tessuto produttivo, basato su una stretta sinergia fra il mondo cooperativo, di cui Imola è vera capitale e la piccola e media impresa; su una qualificata rete commerciale e su un’agricoltura con produzioni a marchio IGP e DOP.
Imola è città Medaglia d’oro al valor militare per attività partigiana.
 guida virtuale della citta'

    

Famosa nel mondo anche per il suo autodromo La voglia di velocità appartiene al patrimonio degli imolesi fin dall’antichità. Nell’80 a.C., all’epoca della civiltà romana, Imola disponeva già di un anfiteatro in cui correvano le bighe, forse segno premonitore di un futuro… di corse! 1952 Il collaudo della pista a lavori ultimati è eseguito il 19 ottobre 1952 dai pilotiAscari, Farina e Villoresi sulle Ferrari, Bertocchi sulla Maserati, Masetti sulla Gilera e Lorenzetti sulla Guzzi. È il 25 aprile 1953 quando il circuito viene ufficialmente inaugurato con la disputa del Gran Premio Coni, prova del Campionato Italiano di motociclismo che vedrà vincitori gli stessi Masetti e Lorenzetti. Sempre nel 1953 la gestione dell’Autodromo è assunta dall’E.S.T.I. (Ente Sport e Turismo Imolese), con presidente Tommaso Maffei Alberti. Il 21 aprile 1963 si assiste all'esordio della Formula 1 sul tracciato imolese. Si tratta della prima gara non ufficiale, vinta dallo “scozzese volante” Jim Clark con la Lotus Climax Brm con la quale alla fine della stagione diventa Campione del Mondo. La scuderia Ferrari non partecipa. Il 1972 è l’anno di una grande idea motociclistica: Checco Costa inventa la “Daytona d’Europa”, ovvero la mitica 200 Miglia trasportata sull’altro lato dell’Atlantico. Dopo ampi lavori di ristrutturazione del circuito e la costruzione del nuovo edificio box – all’epoca il più moderno d’Europa – si svolge, nel settembre 1979, un nuovoGP di Formula 1. Pur non essendo valido per il Campionato del Mondo, vede la presenza di tutti i team partecipanti al campionato. Vince Niki Lauda sulla Brabham di Bernie Ecclestone. la storia continua qui...

   

 

a distanza di anni, continua al Tamburello e alla statua nel parco delle Acque Minerali il pellegrinaggio in ricordo di un giorno tragico in cui perse la vita un grande pilota, Ayrton Senna, da non dimenticare la stessa tragedia il giorno prima, in cui perse la vita il meno famoso Roland Ratzenberger

foto e testi Comune di Imola, Radici Imolesi, Autodromo Enzo Dino Ferrari, le foto dell'autodromo dall'archivio storico dell'Associazione Ufficiali di Gara Bologna www.ufficialigarabologna.com

per sostare a Imola: Area attrezzata gratuita Riverside, sul fiume Santerno, via Luigi Pirandello nei pressi dell'ingresso principale dell'autodromo e nelle vicinanze del centro storico. Apertura annuale, forse è superfluo indicare come arrivarci... strada statale 9 Via Emilia  A14 uscita Imola

il viaggio continua verso Faenza...

 

« Le città di Lamone e di Santerno conduce il lïoncel dal nido bianco, che muta parte da la state al verno. »

(Dante Alighieri, Inferno, Canto XXVII)

Faenza

Faenza è collocata sull'asse della Via Emilia all'incrocio con l'antichissima via che congiunge il porto di Ravenna con la Toscana e il mar Tirreno e questa posizione le ha consentito, nei secoli, di allacciare rapporti non solo con le altre città romagnole e con il mare Adriatico, ma anche con Firenze e con l'area toscana.
All'influenza di Ravenna, che può ritenersi conclusa nel periodo altomedievale, seguì infatti un periodo di stretti rapporti e scambi culturali con Firenze, che raggiunse il culmine durante i secoli della signoria manfrediana; nel XVIII sec. infine la città acquistò una identità ed una autonomia culturale tale da diventare un centro predominante nella Romagna.
La storia urbanistica di Faenza, analogamente a quella di molte altre città emiliano-romagnole, si snoda attraverso un continuo processo di rigenerazione dell'originaria struttura romana, che, pur venendo in alcuni casi fortemente intaccata, riesce tuttavia a sopravvivere nell'impianto geometrico della città.
La Faventia romana sorse nell'ultimo quarto del li secolo a.C. in un sito abitato sin dalla preistoria, ma è forse solo in seguito alla costruzione della Via Emilia (187 a.C.) che si puo' far risalire la fondazione della città. Con la fondazione di Faventia iniziò anche la centuriazione del territorio agricolo specialmente ad oriente della Via Emilia, che divenne così perno del territorio urbano e rurale.

Dal secondo secolo d.C iniziò una fase di indebolimento della città, dovuta alla crisi generale dell'impero, ma la vicinanza delporto di Classe e di Ravenna contribuì a ridurre tale fenomeno.  La crisi della città culminò nel periodo bizantino, quando essa si ridusse a ininfluente centro periferico della Ravenna esarcale. Le uniche testimonianze dell'arte di questi secoli sono la chiesa di S. Maria ad Nives (S. Maria Vecchia), la più antica basilica cristiana cittadina, eretta extra moenia nel VI-VII secolo a sud della via Emilia e la cripta della chiesa di SS. lppolito e Lorenzodel VII-XII secolo. Solo verso la fine dell'VIII secolo la città tornò a riconsolidarsi entro una cerchia fortificata - invariata fino al XIII secolo - ed eresse, nell'area centrale, la Pieve di San Pietro. Nel X secolo fu elevato a fianco della Basilica di S. Maria ad Nives il grandioso campanile ottagonale. A partire dall'XI secolo si moltiplicarono le parrocchie urbane e si formò, oltre il Lamone, il primo nucleo del Borgo Durbecco.
Solo verso la metà del secolo si poté dare inizio a nuovi lavori: l'edilizia religiosa vide il compimento di San Bartolomeo, San Giacomo della Penna, della Chiesa di S. Maria Maddalena, Commenda (ancora esistenti) e di molte altre chiese andate perdute. Rimangono inoltre i resti del chiostro del Monastero di San Giovanni Battista ed alcuni archi ogivali nelle chiese diS. Francesco e di S. Agostino, caratterizzati da un gusto arcaico della lavorazione del cotto. L'edilizia civile conobbe il rafforzamento della linea difensiva e un imponente sviluppo nell'area centrale.
Qui furono costruiti il Palazzo del Podestà e il Palazzo del Popolo, destinato a divenire sede della signoria manfrediana, che con il Duomo e l'Episcopio cominciarono a definire la piazza nelle sue forme odierne.

Francesco Manfredi, diventato signore di Faenza (1313), contribuì al compimento del ponte delle Torri (tra la città
e il Borgo Durbecco, distrutto da una piena del fiume Lamone nel 1842), che forse era il più singolare monumento urbano della Faenza medioevale, alla fondazione della Zecca, al compimento della chiesa dei Servi e alla costruzione di un torrione dove doveva poi sorgere la Torre dell'Orologio.
Contemporaneamente alla distruzione della rocca federiciana, nel 1373 fu portata a termine la costruzione dell'imponente rocca voluta dal Cardinale Egidio d'Aibornoz, sull'area oggi occupata dall'Ospedale per gli Infermi.
L'area centrale fu nuovamente oggetto di modifiche da parte di Astorgio I Manfredi, che fece costruire, tra il 1392 e il 1395, su tutto il fronte del Palazzo della Signoria, un portico con colonne lapidee che si estendeva dalla Via Emilia fino al Voltone della Molinella.
Dopo il 1455, con le signorie di Astorgio Il e Carlo Il Manfredi, la città conobbe un periodo di grande stabilità politica e di intensa attività edilizia, che aiutarono ad instaurare stretti legami col mondo culturale e artistico di Firenze. Con Astorgio II iniziò anche la grande stagione umanistica faentina, caratterizzata da un grande processo di acculturazione, mediata dalla famiglia Medici, che vide operanti a Faenza Giuliano e Benedetto da Maiano e Biagio d'Antonio da Firenze; si lavorò per la costituzione della Libreria Manfrediana, l'acquisto di opere donatellesche, di Rossellino e di Andrea e Luca della Robbia.
Il secolo XVI si aprì con l'assedio alla città posto da Cesare Borgia, sintomo di una grossa crisi nell'autonomia locale. Una breve ripresa, anche edilizia, si registrò con l'amministrazione veneziana, che consentì di rimettere mano ai lavori della cattedrale: nel 1509 però la città venne definitivamente incorporata nello Stato della Chiesa dove rimase ininterrottamente fino al 1797.
Il secolo XVIII continuò con più incisività questo processo di sostituzioni e riedificazioni ad opera della oligarchia religiosa e civile, che poteva operare grazie alle rendite dei patti agrari che vennero inaspriti. Le opere, a cui lavorarono soprattutto capomastri locali, sono numerosissime. Per l'edilizia religiosa vanno annoverate le chiese di S. Agostino (1720-21), S. Umiltà(1741), S. Francesco (1746-54), S. Domenico (1761-65) e S. lppolito (1771-75) e per l'edilizia civile i palazzi Zanelli (1745),Bertoni (1745), Severoli (1780) e Ferniani (1750).
Nell'ultimo quarto del secolo si formò a Faenza una committenza nobiliare culturalmente aggiornata e di tendenze ideologiche filofrancesi, che pemetterà all'avanguardia neoclassica, guidata dagli architetti Giuseppe Pistocchi e Giovanni Antonio Antolini, dal pittore Felice Giani e dal plasticatore Antonio Trentanove, di legare le nuove istanze culturali alle aspirazioni egualitarie e borghesi.
Da non dimenticare che Faenza è sede della Gresini Racinc, la squadra corse del Mitico Fausto, campione di motociclismo, e dell'attuale Toro Rosso erede del grande Minardi team, del coraggioso Giancarlo che portò la Romagna alla Formula 1.

   

testi e foto Proloco Faenza,  guarda il video

punto sosta gratuito presso il parcheggio del giardino centro Marconi, ingresso da via G.Marconi, (riferimento farmacia comunale 2) praticamente in centro.

a pochi chilometri altri antichi borghi: Imola (info in questa pagina), Bagnara di Romagna, Brisighella, Dozza Imolese (info in questa pagina) Lugo.

 Forlì, Bertinoro

 Area gratuita Parcheggio dell'Argine,  situato in via Donne della costituzione, carico e scarico, illuminato, tranquillo a poca distanza dal centro

Lasciando il camper nel parcheggio una visita al centro di Forlì. Nel centro storico di Forlì, sono facilmente riconoscibili i due assi viari principali di origine romana, suddivisi nei quattro principali corsi (Mazzini, Garibaldi, Diaz e della Repubblica) che convergono in Piazza Saffi. Su di essa si affacciano alcuni fra i monumenti più rappresentativi delle varie epoche cittadine: la basilica romanica di San Mercuriale con l'imponente campanile originale del XII secolo, il Palazzo Comunale, risalente al XIV secolo e rimaneggiato più volte con la Torre dell'Orologio, i quattrocenteschi Palazzo del Podestà e Palazzo Albertini, sede di interessanti esposizioni, e il novecentesco Palazzo delle Poste, esempio di architettura del Ventennio. Da vedere, inoltre il Duomo, la Chiesa del Carmine, l'Oratorio di San Sebastiano, la Pinacoteca Comunale che conserva l'Ebe del Canova e i nuovi Musei San Domenico, la Rocca Sforzesca di Ravaldino e Palazzo Romagnoli, che ospita in via Albicini le Collezioni del Novecento.

                                                                   

 Bertinoro a pochi chilometri da Forlì, un tipico esempio di cittadella medievale ricca di mura, torri e case antiche, situata al centro della pianura di Romagna in posizione panoramica, sulle pendici di due colli Monte Cesubeo e Monte Maggio, Bertinoro domina un suggestivo paesaggio la cui vista si estende fino al mare. In cima al borgo, la rocca millenaria anteriore al secolo X, nella quale soggiornò l'imperatore Federico Barbarossa nel 1177 e dal XVI secolo al 1970 fu sede vescovile. Recentemente restaurata, oggi ospita il Centro Residenziale Universitario dell'Alma Mater Studiorum di Bologna. E' considerata la 'Città dell'ospitalità' per la tradizione della Colonna delle Anella, ognuna di esse corrispondente ad una delle antiche famiglie che ospitava il forestiero che legava ad esse il proprio cavallo arrivando in paese. La tradizione è evocata la prima domenica di settembre di ogni anno.

 

 Dall'uscita del parcheggio girare a destra in direzione Cesena/Rimini, alla località Capocolle girare a destra per Bertinoro, da forlì dista 15 km, nell'attraversare Forlimpopoli uno sguardo alla roca e alla statua del gastronomo e scrittore del ancora piu' che attuale libro di cucina Pellegrino Artusi, nativo del posto.

Bertinoro è dotato di un parcheggio pubblico in Viale Superga, 190 dove e’ ammessa la sosta dei camper,con carico e scarico e illuminazione notturna.

Sulle vie del Passatore

Sulle vie del Passatore, in una manciata di chilometri un viaggio low cost  nella storia e luoghi del (falso…) Robin Hood della Romagna

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Il delta del Po

in viaggio tra la natura selvaggia

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VERRUCCHIO.....TRA LE MURA DEL BORGO

Un pizzico di storia. La struttura del paese di Verucchio è di epoca medioevale. Tra la fine del XII secolo e il 1462 l'inespugnabile Rocca di Verucchio è il feudo da cui i Malatesta tengono saldo il proprio potere sull'intera costa e sulle Marche. Il 31 Ottobre 1462 un assedio risolto con l'inganno da parte di Federico da Montefeltro decreta la fine del dominio malatestiano sulla rocca. Finita la Signoria Malatestiana, Papa Leone X assegna a Verucchio il titolo di Città (1518). Le famiglie comitali che succedono a Verucchio sono quelle dei Medici (un ramo della potente famiglia fiorentina) e dei Pio Comneno. Dopo la metà del '500 Verucchio torna in possesso della Chiesa.Il percorso si snoda tra le antiche vie del borgo, nelle piazze su cui si affacciano imponenti palazzi, lungo i tratti suggestivi che costeggiano le mura medievali, interrotti dai torrioni (dai quali si gode una vista mozzafiato sulla Valmarecchia e sulla costa adriatica) e dalle porte superstiti che ancora segnano l’ingresso alla cittadella.

Piazza Malatesta (Palazzo Comunale: già Palazzo Ripa e Palazzo Ricci) – Porta e rione di S. Andrea e Torrioncino – Rocca del Sasso – Torre Civica – Porta di Sant’Agostino – Mura del Fossato – Cisterna dell’Acqua – Scalinata dei fossi– Chiesa Collegiata – Mura e Torrione di S. Giorgio – Chiesa di S. Giorgio e convento dei Cappuccini – Porta del Passerello – Rocca del Passerello poi convento e chiesa di S. Chiara (c.a 1636)

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 monumenti ed i palazzi raccontano secoli di storie e riflettono lo splendore di questa cittadina e delle potenti e nobili famiglie che la popolarono.

per visitare questo antico e bellisismo borgo vi consigliamo la sosta camper comunale con 4 posti camper su fondo pavimentato, situata appena fuori il centro del paese. Apertura annuale. Per arrivare a Verrucchio, autostrada A14 uscita Rimini nord per chi proviene da nord, Rimini sud per le altre provenienze, dalla via Emilia a Sant'arcangelo di Romagna prendere per Verrucchio.

foto, testi Comune di Verrucchio, proloco Verrucchio http://www.prolocoverucchio.it/  http://www.comune.verucchio.rn.it/  .......sulla stessa strada avanti pochi chilometri....

 

San Leo

Vassi in San Leo e discendesi in Noli, Dante Alighieri, canto IV del Purgatorio..........

                                                                            

San Leo è situato su un enorme masso roccioso tutt'intorno invalicabile; vi si accede per un'unica strada tagliata nella roccia. Sulla punta più alta dello sperone si eleva l'inespugnabile Forte di San Leo. Ospitò tanti personaggi storici come Dante, S.Francesco d'Assisi ed il Conte di Cagliostro.

Di notevole fascino l'intero borgo come il patrimonio architettonico conservato; ne sono un esempio la Pieve preromanica, il Duomo romanico lombardo del sec. Xll, il Forte e tante altre strutture sparse sul territorio comunale come il convento francescano di S. Igne. Il panorama è uno dei più belli e caratteristici dove la vista spazia dai monti fino al mare.

un pochino di storia non fa mai male..

Altura sacra agli dei quando vi giunse il Santo Leo nel 3° secolo, fu da questi ritenuta luogo ideale per la diffusione del cristianesimo che da qui, infatti, si irradiò per tutta la regione circostante, configuratasi più tardi come diocesi di Montefeltro (l’antico nome della città). Nel turbinio di guerre fra Goti e Bizantini, Longobardi e Franchi, San Leo vede crescere la sua fama di fortezza inespugnabile. Elevata a rango di capitale del Regno Italico nel 963 da Berengario II° qui rifugiato, la minuscola ma fortissima città subì per parecchi mesi l’assedio di Ottone I°, l’imperatore di Germania. Intorno al 1200 ha inizio qui la signoria dei conti di Montefeltro che, divenuti poi duchi di Urbino, tanta parte avranno nello sviluppo della civiltà rinascimentale. Intanto la rocca si amplia e si abbellisce, soprattutto per il genio di Francesco di Giorgio Martini, architetto militare dei duchi di Urbino. Il bembo lo definisce “mirabile arnese di guerra”. I fasti politico-militari di San Leo cessarono nel 1631 quando, estintasi la famiglia ducale di Urbino, il territorio passa allo Stato Pontificio. La rocca, cessata la sua funzione militare, viene degradata a carcere. In essa finisce i suoi giorni, tra gli altri, Giuseppe Balsamo, meglio conosciuto come Conte di Cagliostro (la foto della grata che chiudeva la cella del pozzetto, visitabile,ancora oggi è meta di amanti del esoterico alla ricerca della sua aura), figura enigmatica e piena di fascino, intorno alla quale si è dispiegata una vasta letteratura, , non esiste una tomba di Cagliostro dal suo certificato di morte si evince che.. Come eretico, scomunicato, peccatore impenitente gli viene negata la sepoltura secondo il rito ecclesiastico. Il cadavere è tumulato proprio sulla estrema punta del monte che guarda ad occidente, quasi ad uguale distanza tra i due fortilizi destinati alle sentinelle, comunemente denominati il Palazzetto e il Casino, sul terreno della Reverenda Camera Apostolica la leggenda vuole che il suo corpo sia stato gettato dalla rupe, a San Leo morì anche Felice Orsini.

  

    

per visitare questo splendido e antico borgo: area di sosta gratuita all'ingresso del paese  Strada Leontina Quattroventi [SP22], 61018 San Leo Tel.: +390541916211

foto Galassiacamper, Testi galassiacamper, proloco San Leo 

 

 

per molti il Montefeltro fa parte della Romagna.... noi lo facciamo nostro per raccontarvi di questo splendido paese

Monte Cerignone

Benvenuti a Mons Cerignonis, dove il tempo si è fermato... benvenuti tra queste mura dove si ode il clangore delle spade, dove la linea di sangue disegna il confine, dove le spose son fanciulle che attendono silenti il ritorno dello sposo dopo la battaglia. E lo accolgono con feste e con banchetti, perchè ogni battaglia vinta è onore

  

locandina della festa medievale

Molti son li animali a cui s'ammoglia, e più saranno ancora, infin che 'l veltro

verrà, che la farà morir con doglia. Questi non ciberà terra né peltro, ma sapienza, amore e virtute, e sua nazion sarà tra feltro e feltro.»

Dante Alighieri, Inferno 100-105

Di battaglie ci accingiamo a raccontare, non perchè amiamo la guerra, ma perchè riconosciamo il valore. Nei tempi che vogliamo raccontarvi la battaglia faceva parte della vita, era il pegno per il pane, per il grano, per la casa. Nulla era scontato, la lotta era incessante e ogni cosa posseduta poteva esser perduta, la vita tolta e sopraffatta. In questa cupa lotta si formavano uomini forti, avvezzi ad ogni strazio, pronti al sacrificio, decisi nel momento del bisogno. E la battaglia era cruenta, gli sguardi si incrociavano balenando tra le sottili feritoie degli elmi ed ogni uomo conosceva il valore di colui che gli stava di fronte. Uomini fieri, soli, pronti a difendere la propria terra, la propria famiglia, il proprio sangue. Uomini di spada, pronti al comando e al sacrificio. Ma solo nel sangue versato si misurava il coraggio?

Il piccolo centro di Monte Cerignone, costruito su uno sperone di roccia, è dominato dalla Rocca del XIII secolo che ne determina il caratteristico profilo. Situata in una posizione anticamente strategica il Castrum con il Papato è divenuto sede del Tribunale del Montefeltro; nel XV secolo è stato tramutato in dimora estiva di caccia di Federico da Montefeltro acquisendo la struttura architettonica attuale con il contributo di Francesco di Giorgio Martini. Il centro storico originario mantiene la struttura quattrocentesca: dalla graziosa rinascimentale Piazza Begni, ai piedi della Rocca, parte il vicolo che conduce alle Chiese. La Chiesa parrocchiale custodisce una preziosa croce latina del XII secolo e tradizionalmente attribuita ai crociati; la piccola chiesa seicentesca della Madonna del Divino Soccorso affianca la monumentale chiesa quattrocentesca dedicata a Santa Caterina, oggi sala polivalente e anticamente cappellania dei Cavalieri del Sovrano Ordine di Malta, di cui si conserva il simbolo della Croce. La centrale piazza Clementina ricorda i natali di Giovanni Manganelli, futuro Papa Clemente XIV. Scendendo verso il fiume si trova il Borgo, la parte del paese costruita sulle rive del fiume Conca, che conserva elementi architettonici quattrocenteschi e un mulino ancora in funzione.

per informazioni:

Comune tel: 0541.978522

e-mail: comune.moncerignone@provincia.ps.it

web: www.comune.montecerignone.pu.it

Ufficio Turistico, Pro loco: 0541.978713

 

Antichi Borghi Emiliani

Al Castello di Gropparello

 

Un pò di storia....

Il castello di Gropparello è una rocca fortificata della provincia di Piacenza, sita nel comune di Gropparello. Posto su un picco di rocce ofiolitiche sovrasta un orrido sul cui fondo scorre il torrente Vezzeno. Il nome del luogo Gropparello ha la propria derivazione dal termine celtico “Grop” che indica un ostacolo naturale, di tipo roccioso: il castello, infatti, sorge in cima ad uno sperone roccioso, su uno strapiombo che domina il torrente Vezzeno, formando un orrido di circa 85 metri di altezza, rendendo il castello, nel passato noto come rocca di Cagnano, praticamente inespugnabile nei secoli.

    

Il castello è stato edificato sulla sede di un castrum romano, posto a difesa della via per Velleia. Nell'808 Carlo Magno assegna la giurisdizione sui terreni posti fra il Chero, il Riglio e il Vezzeno al vescovo Giuliano II di Piacenza. Fu al centro di una controversia tra il Capitolo della Cattedrale e la Mensa Vescovile e nell'840 fu assegnato a quest'ultima da Seufredo II, allora vescovo di Piacenza. Nel medioevo il castello è terreno di scontro tra Guelfi e Ghibellini, rappresentando l'unica roccaforte guelfa nel territorio piacentino, e passa per le mani di molte famiglie: Fulgosio, Borri, Anguissola. Nel 1255 venne assediato e conquistato da Azzo Guidoboi per Oberto II Pallavicino che lo riassediò nel 1260 senza riuscire a prenderlo. Nel XIV secolo la famiglia Fulgosi viene riportata come unica feudataria della roccaforte, che nel 1464 viene ceduta a Galeazzo Campofregoso e nel 1508 passa al milanese Carlo Borri.Nel 1599 Ranuccio I Farnese diviene proprietario del castello ed idea un titolo ereditario, “conte di Gropparello”, che viene donato alla famiglia Anguissola, che ne terrà il dominio fino all'inizio del XIX secolo. Nel 1869 viene acquistato dal conte Ludovico Marazzani-Visconti che affida il restauro all'architetto Camillo Guidotti, che con lo stile dell'epoca aggiunge strutture neogotiche ed apertura di finestre nel mastio. Con successivi passaggi arriva alla famiglia Gibelli, che lo apre al pubblico.

  

nelle vicinanze del castello (10 min ) il punto sosta per i camper

 

 dall'atmosfera magica e fuori dal tempo, dove è stato creato  il Parco delle Fiabe, il  primo parco emotivo d’Italia, dove è possibile vivere  una magica esperienza fuori dal  tempo,  immersi in uno scenario naturale  di rocce millenarie e alberi secolari.  Ma chi viveva nel bosco?  Vivevano le Fate, i Folletti, gli Elfi, i Druidi...

     

foto proprietà Castello di Gropparello, testi Wikipedia, Galassiacamper, Castello di gropparello

segui gli eventi in programma qui: http://www.castellodigropparello.it/it-it/calendario.aspx

Castell'Arquato

Da qualsiasi via d'accesso si giunga a Castell'Arquato il borgo subito affascina, quasi sorprende per la sua intatta, inaspettata medievalità che un tempo custodiva un accesso all'operosa Pianura Padana. Le antiche case color della terra scendono da un pendio che le rende, soprattutto nelle giornate limpide, visibili da molto lontano. E subito i colori delle costruzioni volute dall'uomo si fondono con quelli che la natura ha miscelato dalla notte dei tempi.

Approfondendo l'analisi oltre l'impatto visivo si scopre che il terrazzo naturale sul quale si è nei millenni costruito il paese, mattone dopo mattone, è costituito da sedimenti di origine marina. E qui inizia la preistoria di questa splendida sezione del territorio piacentino modellato anche dal Torrente Arda: essa affonda nel mare che ricopriva il bacino padano fino a 800.000 anni fa.

Indizi della sua storia, ma anche della quotidianità degli abitanti che si sono succeduti sul suo territorio nei secoli e nei millenni, si ricavano dai documenti.

Liguri, Galli, Romani, poteri ecclesiastici e civili, papi, cavalieri di ventura e signori Rinascimentali hanno lasciato traccia nella storia arquatese. Le fonti documentarie, tutto sommato ancora poco studiate in modo organico, tracciano dunque un cammino denso che accompagna fino ai giorni nostri.

Il primo documento scritto conosciuto sarebbe la copia di un atto di vendita del 13 marzo 760 (nelle Carte di Varsi), quindi di età longobarda: in esso leggiamo chiaramente la dicitura in finibus castri Arquatense. In documenti del VII secolo si trova la dicitura Castro fermo, nell'800 accompagnata da Arquatense, da questa data compare anche fines castellana che diventa la denominazione prevalente. Per chi ama la magia dei borghi medievali e' una visita d'obbligo

alcune curiosità

Il pozzo del sole

Nel quartiere del ''Sole'' esiste un pozzo di cui si hanno notizie nei testi dei principali storici: A. Boccia e L. Molossi. Dalle descrizioni si deduce che é ubicato in una piazzetta del quartiere. La canna del pozzo misura 111 braccia dal pelo dell'acqua (1 braccio = 0.6 metri), la profondità dell'acqua non é mai stata misurata. Per quanto si estraesse acqua il livello non era mai soggetto a variazioni. Accostando l'orecchio alla bocca del pozzo si sentiva un rumore simile a quello di un torrente. Bisognava inoltre attingere con attenzione poichè la corrente tendeva a trascinare i recipienti; questo fa si presumere la presenza di un fiume sotterraneo.

La Torretta

Da fonti ottoncentesche apprendiamo che cento tese (1 tesa =1.7 m) a SUD-OVEST del paese su un poggio in posizione dominante su tutte le vie di accesso, vi era un antica torre quadrata che serviva da vedetta con mura di cinque braccia di larghezza (circa 3 metri). Oggi nel luogo sono ricoscibili solo pochi ruderi.

Le ''Case Arse''

La località si raggiunge partendo da dove era ubicato il convento dei Riformati oltre il ponte sull'Arda. Sembra che in questo luogo sorgesse un agglomerato abitativo, ciò parrebbe confermato dalle continue scoperte fatte nei secoli passati di fondamenta di case e di sepolcri con scheletri coperti di lastre di pietra

altre curiosità del paese le trovate qui

A Castel Arquato non e' presente una sosta camper, è possibile sostare nel Punto sosta nel parcheggio lungo il fiume, a 500 metri dal centro storico. Sempre aperto. Da Fiorenzuola d’Arda , svoltare lungo la strada Provinciale di Bardi direzione Castell’arquato

La Rocca di Badolo   gps  44°21′59″N 11°16′28″E


Badolo è una piccola frazione situata tra Monzuno e Sasso Marconi (BO). E' meglio conosciuta tra gli arrampicatori come la Rocca di Badolo. E' da decenni la palestra di arrampicata (Free Climbing) dei bolognesi. Tiziano Nannuzzi la definì un meraviglioso castello di sabbia, perchè su queste rocce di sabbia hanno imparato ad arrampicare

La Rocca di Badolo raggiunge l'altezza di 476,2 metri sul livello del mare, una quota nella media per un rilievo posto nella sua latitudine. La sua vetta è raggiungibile attraverso la strada provinciale n.58 Di Bàdolo, che conduce anche al santuario posto sulle pendici meridionali dell'altura, la Madonna della Rocca di Bàdolo (435,2 metri di quota).

Le pareti verticali di arenaria del Contrafforte Pliocenico che caratterizzano la suddetta altura sono da sempre il luogo di allenamento degli arrampicatori bolognesi. A Badolo, come in altre palestre della zona, la roccia che per sua natura non presenta particolari irregolarità non permetteva quindi un'arrampicata libera (naturale), per questo motivo gli scalatori di Bologna hanno iniziato a scavarla ed attrezzarla in modo da consentire in seguito quella che ad oggi è considerata la palestra per eccellenza di Bologna. Ad oggi ci sono più di 180 vie di arrampicata con gradi di difficoltà compresi tra il 3b e l'8a+ ed una non banale ferrata allestita dal CAI.

 

testi e foto Galassiacamper, Wikipedia, Google Maps

nei dintorni zone dove poter sostare con il camper nel verde dell'appennino Bolognese, uscita A1 Sasso Marconi poi direzione Badolo segnalata da cartelli stradali.

MUSEO MARCONI, MAUSOLEO MARCONIANO, Via Celestini 1 - 40037 Pontecchio Marconi, (Bologna)- Italy  44°24′0″N 11°15′0″E

VILLA GRIFFONE

 


Villa Griffone, Mausoleo Marconiano

Il Museo Marconi, dedicato alle origini e agli sviluppi elle radiocomunicazioni, ha sede presso Villa Griffone, residenza della famiglia di Guglielmo Marconi, nella quale il giovane inventore ha realizzato i suoi primi esperimenti.

Grazie all'integrazione di apparati storici, ipertesti, filmati e dispositivi interattivi, il visitatore ha la possibilità di ripercorrere le vicende che hannno caratterizzato la formazione e la vita dell'inventore con un'attenzuione particolare per il periodo che va dal 1895 (primi esperimenti di telegrafia senza fili) al 1901 (lancio del primo segnale radio attraverso l'Atlantico).

Il museo ospita una serie di accurate ricostruzioni funzionali di apparati scientifici dell'ottocento collocate in diverse "isole espositive" dedicate ad alcune tappe fondamentali della radio dell'elettricità, ai precursori della storia della radio, alle applicazioni marittime dell'invenzione marconiana. Il percorso prosegue accompagnando il visitatore attraverso alcuni fondamentali sviluppi delle radiocomunicazioni nel XX secolo, in particolare il passaggio della radiotelegrafia alla radiofonia e alla radiodiffusione.

In mostra sono inoltre presenti interessanti documenti relativi alla formazione di Guglielmo Marconi (esposti nella celebre "stanza dei bachi") e alla sua attività di imprenditore nella Compagnia egli fondò nel 1897 e che tutt'ora porta il suo nome.
La visita guidata si divide in 4 parti:

  • Introduzione sull’invenzione della telegrafia senza fili e proiezione di un filmato di circa 20 minuti sulla storia delle radiocomunicazioni.

  • Visita del laboratorio del giovane Marconi e della sezione multimediale del Museo (con diversi CD-Rom e dispositivi interattivi).

  • Presentazione di apparati d’epoca in funzione.

  • Conclusione libera in giardino (si consiglia una sosta al Mausoleo) con possibilità di acquistare materiale nel bookshop del Museo.

Tra le attività che il museo promuove vi è un programma di divulgazione scientifica per le scuole che si avvale di un laboratorio di esperimenti didattici relativi alla storia dell'elettricità, all'elettromagnetismo e alle telecomunicazioni.

Villa Griffone, luogo di origine delle radiocomunicazioni, attende i suoi visitatori con il fascino della leggenda e le più moderne modalità espositive.

Villa Griffone ospita, oltre al Museo Guglielmo Marconi e alla Fondazione, Guglielmo Marconi, anche un centro di ricerca sulle radiocomunicazioni nel quale operano ricercatori del dipartimento di Elettronica, Informatica e Sistemistica dell’Università di Bologna e della Fondazione Ugo Bordoni.
Anche per questa ragione la Villa non è dotata di un punto di ristoro né di servizi per i visitatori


Arboreto didattico di Pian di Macina gps 44°23′0″N 11°20′0″E
Il parco è stato realizzato dalla Comunità Montana con finalità didattiche al servizio delle scuole del Comune di Pianoro (BO) e Comuni limitrofi, nonchè di tutti i cittadini interessati all'educazione ambientale



Parco dei Gessi
Il parco, situato sulle prime colline bolognesi, comprende una fascia di affioramenti gessosi, che hanno dato vita ad un complesso carsico di estremo interesse, e i suggestivi Calanchi dell'Abbadessa...A poca distanza la Chiesa di Montecalvo
    www.parcogessibolognesi.it


Grotta del Farneto

La Grotta del Farneto, celata nel cuore del Parco Regionale dei Gessi Bolognesi e Calanchi dell'Abbadessa , venne scoperta nel 1871 da Francesco Orsoni, il quale avviò le prime importanti ricerche archeologiche. La grotta è celebre per alcune sepolture risalenti all'Età del Rame rinvenute dal grande speleologo bolognese Luigi Fantini negli anni '60 in un riparo naturale creato da uno strato sporgente e oggi conservate presso il Museo della Preistoria “Luigi Donini” di San Lazzaro di Savena, il Museo Archeologico di Bologna e il Museo Archeologico Paleoambientale di Budrio. A seguito di lavori di cava, l'intero affioramento e la grotta sono rimasti per anni inaccessibili a causa di una frana che ne ostruiva l'ingresso, fino alla realizzazione di un intervento di recupero e messa in sicurezza che ne ha finalmente consentito la riqualificazione e la riapertura al pubblico nel 2008. Oggi la grotta è meta di visite guidate il cui calendario è disponibile consultando la pagina Iniziative ed eventi del sito dell'Ente Parco.


Monte delle formiche  gps 44°19′10″N 11°23′07″E
A circa 30 km da Bologna, si erge, su uno sperone roccioso a strapiombo che domina le valli dell'Idice e di Zena, il santuario di Santa Maria di Zena, meglio noto come Monte delle Formiche.


La strada statale della Futa  inizio lato Bologna  gps 44°23′0″N 11°20′0″E

la mitica strada della futa offre agli appassionati della moto "pieghe" di prima qualità ovviamente da affrontare con prudenza,  si arriva prima al passo della Raticosa poi si prosegue per quello della Futa fino a raggiungere il Mugello


Monumenti ai caduti tedeschi Deutsch Soldatenfriedhof
 
gps 44°05′46.05″N 11°16′19.37″E
Il cimitero militare tedesco del Passo della Futa si trova fra Bologna e Firenze, nelle immediate vicinanze dell'autostrada che collega le due città; quando lo si raggiunge si rimane particolarmente colpiti dal paesaggio che ci circonda, soprattutto immaginando che quelle montagne furono teatro di sanguinose battaglie e lì morirono migliaia di uomini

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