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25 aprile tra mongolfiere e castelli

da Venerdi 21 arrivo e sistemazione presso l'area di sosta gratuita del festival delle mongolfiere adiacente il parco, illuminato tranquillo con carico e scarico.

Sabato 22: arrivo e sistemazione, dalle ore 10.00 alle ore 22.00 spettacolo delle mongolfiere e intrattenimenti di vario tipo per tutta la famiglia con aquiloni, mattoncini lego, gonfiabili e tanto altro nella splendida cornice del parco popolato di migliaia di coniglietti e volatili di ogni tipo ( non sono ammessi nel parco cani per via degli animali che ci vivono) Possibilita' di ristorazione nei vari stand gastronomici o ristoranti nelle immediate adiacenze.

Domenica 22: arrivo e sistemazione, continua nel parco il festival delle mongolfiere, per chi ha già assistito all'evento, trasferimento a Terra del Sole (13,5 km) per

 

4 Passi per Bologna

piccola guida alla visita della città

la nostra piccola guida alla visita della nostra bella citta' segue il percorso del video e inizia idealmente in Piazza Minghetti, dalla fermata del'autobus 96 che arriva dal parcheggio che vi suggeriamo. Questo intinerario è visto dagli occhi di un Bolognese e nulla vuole togliere alle piu' professionali e blasonate guide a cui vi rimandiamo per ulteriori informazioni.


Risalendo la via Rolandino, proprio di fronte alla fermata, si arriva a Piazza San Domenico, la piccola e stretta via si apre sulla grande piazza dove spiccano le tombe dei Glossatori e la grande mole dell'abbazia di San Domenico. Il fondatore dell'ordine dei Frati Predicatori (o Domenicani), lo spagnolo San Domenico di Guzman, giunge a Bologna intorno al 1200 dove rileva la chiesa e la canonica di San Nicolò delle Vigne, luogo  in cui oggi sorge la basilica a lui dedicata. Dopo la sua morte, avvenuta nel 1221, i confratelli  danno inizio ai lavori per una chiesa più grande in cui poter conservare le sue spoglie, ancora oggi presenti nella bellissima cappella di San Domenico all'interno di un arca marmorea. Al suo interno nelle cappellette e nelle navate capolavori di Guido Reni, Michelangelo, Nicolò Dell'Arca. Uscendo dalla chiesa a sinistra  uno sguardo al Palazzo Baiocchi sede del tribunale di Bologna , si  va destra verso piazza Cavour con l'imponente edificio della Banca di Italia, attraversiamo via Farini entrando nei portici del  Pavaglione, sulla destra la statua dello scienziato Bolognese Luigi Galvani  nella omonima piazza, proseguendo si arriva al primo degli edifici piu' rappresentativi di Bologna, il palazzo dell'Archiginasio, sede della piu' antica università del mondo.

Il palazzo dell'Archiginnasio fu costruito fra il 1562 ed il 1563 per volere del Legato pontificio di Bologna, il cardinale Carlo Borromeo e del Vicelegato Pier Donato Cesi, su progetto dell'architetto bolognese Antonio Morandi detto Terribilia. Lo scopo dell'operazione, maturata nel clima culturale del Concilio di Trento, era quello di dare una sede unitaria all'insegnamento universitario fino allora disperso in varie sedi, ma lo scopo principale bloccare l'espansione della basilica di San Petronio, che a lavori ultimati sarebbe diventata piu' grande di San Pietro a Roma. I loggiati sono adorni di stemmi e memorie scolpite o dipinte di professori e studiosi. Al piano superiore la sala, chiamata Teatro anatomico per la caratteristica forma ad anfiteatro, fu progettata nel 1637 per le lezioni anatomiche dall'architetto bolognese Antonio Paolucci detto il Levanti, scolaro dei Carracci. Sempre sullo stesso piano la biblioteca ove sono conservati libri e manoscritti di antica data. Uscendo dal  palazzo a pochi passi il museo civico archeologico che ha sede nel quattrocentesco Palazzo Galvani fin dalla sua inaugurazione ufficiale, avvenuta il 25 settembre del 1881, all'interno importanti reperti archeologici e una discreta collezione egizia. E sulla sinistra... si apre piazza Maggiore... la piazza grande di Bologna con la sua  imponente basilica di San Petronio, il palazzo comunale, il palazzo del podesta , il palazzo Re Enzo e la fontana del Nettuno chiamato il Gigante dai noi Bolognesi . Tutti questi edifici racchiudono secoli di storia difficile da raccontare in poche righe, la sola vista della piazza circondata da questi imponenti monumenti emoziona. Alla sinistra del Palazzo Comunale si apre via Oberdan, percorrendola si arriva a Piazza dei Celestini  per una visita alla basilica di San Giovanni battista e.. guardando in alto di fronte.. il ricordo di un altro illustre Bolognese. Forse è ora di pranzo,attraversiamo di nuovo la piazza e inoltriamoci nei vicoli che da li si intersecano, tra le antiche botteghe di via Clavature, via Pescherie Vecchie, via Degli Orefici in pieno della zona del quadrilatero è possibile pranzare, dal panino alla trattoria tipica Bolognese. Una volta rifocillati una visita a Santa Maria della Vita in via Clavature, all'interno  è possibile ammirare il famoso gruppo plastico della Pietà, "Compianto del Cristo Morto", uno dei più vigorosi ed espressivi capolavori della scultura italiana, modellato nella seconda metà del '400 da Niccolò dell'Arca.

   

Attraverando via Rizzoli dal lato opposto del  Roxy Bar entriamo nella galleria Degli Acquaderni, un tempo L'antica chiesa di San Giobbe, un occhiata agli affreschi  di L. Lmbertini per poi uscire in via Dell'Inferno una delle vie e zone piu' antiche di Bologna, la via era l'arteria principale dell'antico Ghetto Ebraico, un occhiata a palazzi e portici antichi per poi risalire la via dei Giudei e trovarci facci a faccia con le nostre famose torri.

Dalle torri prendiamo la via Castiglione, uno sguardo all'antico palazzo della Mercanzia, antica sede del commercio Bolognese, a sinistra la via Santo Stefano, percorrendola si arriva nella omonima piazza dove sorge l'antico complesso delle 7 chiese o chiesa di Santo Stefano, un insieme di chiese costruite nel tempo fino a formare il complesso attuale, all'interno la tomba del Vescovo e santo Petronio, patrono della città di Bologna (attualmente riposa nella basilica in piazza Maggiore). Su un lato della piazza,nella via De Pepoli, una targa ricorda la nascita nel pieno centro di Bologna di un marchio che ha lasciato il segno nell'automobilismo Italiano e Mondiale, La Maserati

I 4 passi sono sono finiti come forse la vostra prima giornata a spasso per Bologna, da via De Pepoli si torna in via Castiglione e da li in Via Farini alla fermata del 96 per il rientro al parcheggio.

Bologna non dispone al momento di una sosta camper ma solo di un campeggio, in alternativa è possibile parcheggiare nel parcheggio vicino a casa mia, in viale della Resistenza a Pianoro,tranquillo illuminato al margine di un bellissimo parco pubblico immerso nel verde, a 20 metri la fermata del 96 con corse ogni 20 minuti e che in 25 minuti vi porta e riporta dal centro di Bologna, supermercato, ristoranti pizzerie nei dintorni, carico e scarico a meno di 1 km nella frazione di Pian di Macina. Chissà forse ci si incontrerà per un caffè al bar del parco...... e mi raccomando, rispetto per chi abita nelle vicinanze del parco lasciate pulito.

 orari linea 96  Pianoro-Bologna-Pianoro

 

Dalla Rocchetta Mattei al Santuario di Bocca di Rio passando dal lago del Brasimone

Cesare Mattei nacque a Bologna l'11 gennaio 1809 da famiglia agiata, e crebbe a contatto con i massimi pensatori dell'epoca come Marco Minghetti, Antonio Montanari, Rodolfo Audinot e Paolo Costa. Nel 1837 fu uno dei fondatori della Cassa di Risparmio in Bologna. Ricevette il titolo di Conte nel 1847 da papa Pio IX a fronte di una donazione terriera in quel di Comacchio, la fortezza di Magnavacca (ora Porto Garibaldi), che avrebbe aiutato lo stato pontificio a fermare l'avanzata austriaca. Venne nominato Deputato al Consiglio di arruolamento della Guardia Civica Bolognese con il grado di tenente colonnello e capo dello Stato Maggiore, carica che venne poi abbandonata in quanto eletto, nel 1848, deputato al Parlamento di Roma. La morte della madre nel 1844 lo provò duramente, se la prese in particolar modo con la medicina classica dell'epoca che, a suo dire, non seppe fare nulla per curare la madre ne per alleviarne il dolore che accompagnò la sua malattia. Per questo, lasciati i rapporti sociali e la politica, si ritirò nella tenuta di Vigorso ed iniziò a studiare una "nuova medicina" che fosse maggiormente efficace. Nel 1850 acquistò i terreni dove sorgevano le rovine dell'antica rocca di Savignano e il 5 novembre dello stesso anno pose la prima pietra del castello che avrebbe chiamato "Rocchetta", dove si stabilì definitivamente a partire dal 1859 dirigendone personalmente la costruzione . Fino alla fine della sua vita Cesare Mattei proseguì i lavori, apportando continue modifiche e interventi che si svilupparono in diverse fasi e vennero definitivamente portati a termine, dopo la sua scomparsa, dal figlio adottivo Mario Venturoli. Per il Conte Mattei la Rocchetta fu il luogo nel quale fece il viaggio verso un sapere ben preciso: egli dedicò quasi tutta la vita allo studio di una scienza medica empirica, denominata Elettromeopatia, che praticava presso il castello e che lo portò a giungere ad una fama mondiale nel ventennio 1860-1880. Il Venturoli ed in seguito gli eredi continuarono aprodurre e distribuire i "Rimedi Mattei" fino al 1959 quando per vari motivi chiusero i laboratori. Per quanto attiene al Castello della Rocchetta, dopo vari tentativi di cederlo al Comune di Bologna o ad altri enti, conclusero le vendita con un commerciante locale Primo Stefanelli detto "Il Mercantone" . Quest'ultimo dopo aver aggiunto particolari inesistenti in precedenza come prigioni, pozzo a rasoio ecc. lo gestì come attrazione fino a quando non venne chiusa per problemi di stabilità e sicurezza. Nel 2005 la Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna (Carisbo) acquistò il castello e dopo un accurato studio progettuale ne iniziò il consolidamento ed un fedele restauro giunto a tuttoggi a circa 2/3 del totale. Da Agosto 2015, la parte ristrutturata, è stata riaperta al pubblico secondo un accordo siglato da Fondazione, Comune di Grizzana Morandi, Proloco di Riola e supporto delle altre associazioni del paese.

la rocchetta non dispone di una sosta camper, tuttavia è possibile sostare negli spiazzi alla base del castello dove non vi sono ne divieti ne controindicazioni per la sosta dei camper, per informazioni e prenotazioni della visita non obbligatoria ma indispensabile per evitare attese: www.rocchettamattei-riola.it  costo del biglietto 7 € , foto di galassiacamper,  testi di proprieta' di rocchettamattei-riola.it     

  il viaggio prosegue fino al lago valicando un piccolo passo appenninico,  il passo dello Zanchetto.

  
Lago del Brasimone, noto anche con i nomi di bacino delle Scalere e bacino del Brasimone, è un lago artificiale costruito sull'Appennino bolognese lungo il torrente Brasimone agli inizi del Novecento e completato nel 1911. Il lago del Brasimone è anche il più antico dei quattro costruiti dalle Ferrovie dello Stato per l'alimentazione della linea ferroviaria Bologna-Pistoia (Suviana, Pàvana e Santa Maria). Il suo invaso ricade interamente all'interno del territorio comunale di Camugnano ed è inserito all'interno del Parco regionale dei laghi di Suviana e Brasimone. In questa oasi di pace e tranquillità immersa nel verde delle colline Bolognesi e' possibile pescare, fare lunghe e tranquille passeggiate. Al lago e' presente una sosta camper attrezzata con servizi e energia elettrica al costo di 13 € giornaliere.

il viaggio prosegue verso il monastero di Bocca di Rio

Boccadirio non è un paese e nemmeno una borgata. È soltanto una sperduta località dove c’è una chiesa, più precisamente un santuario mariano». Il santuario non si può vedere da lontano. Situato a 719 m di altitudine, sul crinale dell’appennino tosco-emiliano, nonostante la sua mole imponente, è nascosto in fondo ad una valle solitaria, tutta circondata da boschi. Una cerchia di monti, tra i quali il monte Coroncina (1169 m) e il monte Tavianella, lo circondano come in un grandioso chiostro naturale. Due piccoli torrenti, confluiscono proprio qui, dando origine al rio Davena. E siccome il Santuario sorge sulla «bocca» di questo «rio», a cavallo tra le due sponde, è chiamato di «Boccadirio».

L’Apparizione

La tradizione popolare, basata su documenti degni di fede, fa risalire la venerazione della beata Vergine, qui alla «bocca del rio Davena» alla fine del 1400.Il 16 luglio 1480, due fanciulli, Donato Nutini e Cornelia Vangelisti, di Baragazza, si trovano in questo luogo a pascolare il gregge. Mentre attendono al pascolo, forse anche per occupare il tempo, ogni tanto si raccolgono in preghiera. Durante uno di questi momenti la Madonna, tutta avvolta in vesti bianche, appare loro, dall’altra parte del rio, su una balza verso ponente.Muovendosi da questa balza, la santissima Vergine si avvicina ai due fanciulli dalla parte del rio, dove essi pregano. A Donato dice che diventerà sacerdote, e così felicemente avverrà; a Cornelia dice che diventerà monaca, e le mostra il monastero, nel luogo e nella forma, dove ella vivrà.È questa la prima grazia che la celeste Signora concede loro, in risposta certo di quanto hanno chiesto nella preghiera. Per cui la loro vocazione appare come dono dall’alto e, insieme, come sicura promessa:  «tu sarai sacerdote»; «tu sarai monaca».La prima «chiesetta. Oltre alla grazia della vocazione per i due veggenti, dono di primaria importanza, la bianca Signora porta un altro messaggio, che interessa immediatamente gli abitanti più vicini, ed in seguito interesserà quelli di tutte le vallate circostanti. La Signora chiede, infatti, ai due fanciulli, di far conoscere agli abitanti di Baragazza il suo desiderio di essere venerata in quel luogo, e promette per questo protezione e grazie. Io sono la madre di Dio, scesa dal cielo a conforto vostro e di quanti vorranno ascoltare le mie parole!I due ragazzi ritornano alle loro case e raccontano a tutti, con grande gioia, l’apparizione e le parole ascoltate in Boccadirio.Dopo un iniziale e naturale momento d’incertezza, la popolazione di Baragazza, presta fede al loro racconto semplice ed ingenuo. Subito si inizia a fabbricare, nel luogo dove la Madonna ha parlato ai due fanciulli, una “piccola chiesa” intitolata alla Vergine delle grazie.È interessante notare come fin dall’inizio, a Boccadirio la Madonna è venerata e invocata come Vergine delle grazie. A Lei accorrono sempre più numerosi i pellegrini e i devoti, con il loro carico umano di miseria e di speranza, e attorno alla piccola chiesa, via via, cresce il ricco complesso architettonico che è oggi il santuario di Boccadirio.

E' possibile pernottare nel parcheggio alto del Santuario e gustare piatti tipici locali alla locanda del Pellegrino. Acqua pura e freschissima  alla fonte benedetta nel parcheggio basso.

 


 

 

Benvenuti a Mons Cerignonis, dove il tempo si è fermato... benvenuti tra queste mura dove si ode il clangore delle spade, dove la linea di sangue disegna il confine, dove le spose son fanciulle che attendono silenti il ritorno dello sposo dopo la battaglia. E lo accolgono con feste e con banchetti, perchè ogni battaglia vinta è onore e gloria...

 

locandina della festa medievale

Molti son li animali a cui s'ammoglia, e più saranno ancora, infin che 'l veltro

verrà, che la farà morir con doglia. Questi non ciberà terra né peltro, ma sapienza, amore e virtute, e sua nazion sarà tra feltro e feltro.»

Dante Alighieri, Inferno 100-105

Di battaglie ci accingiamo a raccontare, non perchè amiamo la guerra, ma perchè riconosciamo il valore. Nei tempi che vogliamo raccontarvi la battaglia faceva parte della vita, era il pegno per il pane, per il grano, per la casa. Nulla era scontato, la lotta era incessante e ogni cosa posseduta poteva esser perduta, la vita tolta e sopraffatta. In questa cupa lotta si formavano uomini forti, avvezzi ad ogni strazio, pronti al sacrificio, decisi nel momento del bisogno. E la battaglia era cruenta, gli sguardi si incrociavano balenando tra le sottili feritoie degli elmi ed ogni uomo conosceva il valore di colui che gli stava di fronte. Uomini fieri, soli, pronti a difendere la propria terra, la propria famiglia, il proprio sangue. Uomini di spada, pronti al comando e al sacrificio. Ma solo nel sangue versato si misurava il coraggio?

Il piccolo centro di Monte Cerignone, costruito su uno sperone di roccia, è dominato dalla Rocca del XIII secolo che ne determina il caratteristico profilo. Situata in una posizione anticamente strategica il Castrum con il Papato è divenuto sede del Tribunale del Montefeltro; nel XV secolo è stato tramutato in dimora estiva di caccia di Federico da Montefeltro acquisendo la struttura architettonica attuale con il contributo di Francesco di Giorgio Martini. Il centro storico originario mantiene la struttura quattrocentesca: dalla graziosa rinascimentale Piazza Begni, ai piedi della Rocca, parte il vicolo che conduce alle Chiese. La Chiesa parrocchiale custodisce una preziosa croce latina del XII secolo e tradizionalmente attribuita ai crociati; la piccola chiesa seicentesca della Madonna del Divino Soccorso affianca la monumentale chiesa quattrocentesca dedicata a Santa Caterina, oggi sala polivalente e anticamente cappellania dei Cavalieri del Sovrano Ordine di Malta, di cui si conserva il simbolo della Croce. La centrale piazza Clementina ricorda i natali di Giovanni Manganelli, futuro Papa Clemente XIV. Scendendo verso il fiume si trova il Borgo, la parte del paese costruita sulle rive del fiume Conca, che conserva elementi architettonici quattrocenteschi e un mulino ancora in funzione.

per informazioni:

Comune tel: 0541.978522

e-mail: comune.moncerignone@provincia.ps.it

web: www.comune.montecerignone.pu.it

Ufficio Turistico, Pro loco: 0541.978713

 

 

« Le città di Lamone e di Santerno conduce il lïoncel dal nido bianco, che muta parte da la state al verno. »

(Dante Alighieri, Inferno, Canto XXVII)

Faenza

Faenza è collocata sull'asse della Via Emilia all'incrocio con l'antichissima via che congiunge il porto di Ravenna con la Toscana e il mar Tirreno e questa posizione le ha consentito, nei secoli, di allacciare rapporti non solo con le altre città romagnole e con il mare Adriatico, ma anche con Firenze e con l'area toscana.
All'influenza di Ravenna, che può ritenersi conclusa nel periodo altomedievale, seguì infatti un periodo di stretti rapporti e scambi culturali con Firenze, che raggiunse il culmine durante i secoli della signoria manfrediana; nel XVIII sec. infine la città acquistò una identità ed una autonomia culturale tale da diventare un centro predominante nella Romagna.
La storia urbanistica di Faenza, analogamente a quella di molte altre città emiliano-romagnole, si snoda attraverso un continuo processo di rigenerazione dell'originaria struttura romana, che, pur venendo in alcuni casi fortemente intaccata, riesce tuttavia a sopravvivere nell'impianto geometrico della città.
La Faventia romana sorse nell'ultimo quarto del li secolo a.C. in un sito abitato sin dalla preistoria, ma è forse solo in seguito alla costruzione della Via Emilia (187 a.C.) che si puo' far risalire la fondazione della città. Con la fondazione di Faventia iniziò anche la centuriazione del territorio agricolo specialmente ad oriente della Via Emilia, che divenne così perno del territorio urbano e rurale.

Dal secondo secolo d.C iniziò una fase di indebolimento della città, dovuta alla crisi generale dell'impero, ma la vicinanza delporto di Classe e di Ravenna contribuì a ridurre tale fenomeno.  La crisi della città culminò nel periodo bizantino, quando essa si ridusse a ininfluente centro periferico della Ravenna esarcale. Le uniche testimonianze dell'arte di questi secoli sono la chiesa di S. Maria ad Nives (S. Maria Vecchia), la più antica basilica cristiana cittadina, eretta extra moenia nel VI-VII secolo a sud della via Emilia e la cripta della chiesa di SS. lppolito e Lorenzodel VII-XII secolo. Solo verso la fine dell'VIII secolo la città tornò a riconsolidarsi entro una cerchia fortificata - invariata fino al XIII secolo - ed eresse, nell'area centrale, la Pieve di San Pietro. Nel X secolo fu elevato a fianco della Basilica di S. Maria ad Nives il grandioso campanile ottagonale. A partire dall'XI secolo si moltiplicarono le parrocchie urbane e si formò, oltre il Lamone, il primo nucleo del Borgo Durbecco.
Solo verso la metà del secolo si poté dare inizio a nuovi lavori: l'edilizia religiosa vide il compimento di San Bartolomeo, San Giacomo della Penna, della Chiesa di S. Maria Maddalena, Commenda (ancora esistenti) e di molte altre chiese andate perdute. Rimangono inoltre i resti del chiostro del Monastero di San Giovanni Battista ed alcuni archi ogivali nelle chiese diS. Francesco e di S. Agostino, caratterizzati da un gusto arcaico della lavorazione del cotto. L'edilizia civile conobbe il rafforzamento della linea difensiva e un imponente sviluppo nell'area centrale.
Qui furono costruiti il Palazzo del Podestà e il Palazzo del Popolo, destinato a divenire sede della signoria manfrediana, che con il Duomo e l'Episcopio cominciarono a definire la piazza nelle sue forme odierne.

Francesco Manfredi, diventato signore di Faenza (1313), contribuì al compimento del ponte delle Torri (tra la città
e il Borgo Durbecco, distrutto da una piena del fiume Lamone nel 1842), che forse era il più singolare monumento urbano della Faenza medioevale, alla fondazione della Zecca, al compimento della chiesa dei Servi e alla costruzione di un torrione dove doveva poi sorgere la Torre dell'Orologio.
Contemporaneamente alla distruzione della rocca federiciana, nel 1373 fu portata a termine la costruzione dell'imponente rocca voluta dal Cardinale Egidio d'Aibornoz, sull'area oggi occupata dall'Ospedale per gli Infermi.
L'area centrale fu nuovamente oggetto di modifiche da parte di Astorgio I Manfredi, che fece costruire, tra il 1392 e il 1395, su tutto il fronte del Palazzo della Signoria, un portico con colonne lapidee che si estendeva dalla Via Emilia fino al Voltone della Molinella.
Dopo il 1455, con le signorie di Astorgio Il e Carlo Il Manfredi, la città conobbe un periodo di grande stabilità politica e di intensa attività edilizia, che aiutarono ad instaurare stretti legami col mondo culturale e artistico di Firenze. Con Astorgio II iniziò anche la grande stagione umanistica faentina, caratterizzata da un grande processo di acculturazione, mediata dalla famiglia Medici, che vide operanti a Faenza Giuliano e Benedetto da Maiano e Biagio d'Antonio da Firenze; si lavorò per la costituzione della Libreria Manfrediana, l'acquisto di opere donatellesche, di Rossellino e di Andrea e Luca della Robbia.
Il secolo XVI si aprì con l'assedio alla città posto da Cesare Borgia, sintomo di una grossa crisi nell'autonomia locale. Una breve ripresa, anche edilizia, si registrò con l'amministrazione veneziana, che consentì di rimettere mano ai lavori della cattedrale: nel 1509 però la città venne definitivamente incorporata nello Stato della Chiesa dove rimase ininterrottamente fino al 1797.
Il secolo XVIII continuò con più incisività questo processo di sostituzioni e riedificazioni ad opera della oligarchia religiosa e civile, che poteva operare grazie alle rendite dei patti agrari che vennero inaspriti. Le opere, a cui lavorarono soprattutto capomastri locali, sono numerosissime. Per l'edilizia religiosa vanno annoverate le chiese di S. Agostino (1720-21), S. Umiltà(1741), S. Francesco (1746-54), S. Domenico (1761-65) e S. lppolito (1771-75) e per l'edilizia civile i palazzi Zanelli (1745),Bertoni (1745), Severoli (1780) e Ferniani (1750).
Nell'ultimo quarto del secolo si formò a Faenza una committenza nobiliare culturalmente aggiornata e di tendenze ideologiche filofrancesi, che pemetterà all'avanguardia neoclassica, guidata dagli architetti Giuseppe Pistocchi e Giovanni Antonio Antolini, dal pittore Felice Giani e dal plasticatore Antonio Trentanove, di legare le nuove istanze culturali alle aspirazioni egualitarie e borghesi.
Da non dimenticare che Faenza è sede della Gresini Racinc, la squadra corse del Mitico Fausto, campione di motociclismo, e dell'attuale Toro Rosso erede del grande Minardi team, del coraggioso Giancarlo che portò la romagna alla Formula 1

   

testi e foto Proloco Faenza,  guarda il video

punto sosta gratuito presso il parcheggio del giardino centro Marconi, ingresso da via G.Marconi, (riferimento farmacia comunale 2) praticamente in centro.

a pochi chilometri altri antichi borghi: Imola (info in questa pagina), Bagnara di Romagna, Brisighella, Dozza Imolese (info in questa pagina)

 

Imola

 

Con i suoi 69 mila abitanti, posta lungo la via Emilia a cerniera fra Emilia e Romagna, Imola è conosciuta a livello internazionale per alcune eccellenze quali l’autodromo “Enzo e Dino Ferrari”, l’Accademia Pianistica Internazionale “Incontri col Maestro”, il ristorante San Domenico ed aziende leader mondiali nel packaging, negli impianti ceramici, nelle strumentazioni elettrodentali e nella ceramica.
Fondata dai Romani nel II secolo a.C. col nome di Forum Cornelii, l’insediamento sorgeva in un area già intensamente popolata in età preistorica. La pianta della città richiama ancora in modo evidente lo schema tipico di fondazione romana con l’incrocio fra il decumano (via Emilia) e il cardo (via Appia - via Mazzini). Imola è l’unica città al mondo ad avere la pianta disegnata da Leonardo da Vinci (conservata nelle collezioni reali a Windsor, proprietà della Regina Elisabetta II), che vi soggiornò nel 1502, al seguito di Cesare Borgia. Fra gli edifici storici di maggior pregio figurano la Rocca sforzesca, con le sue raccolte di armi e ceramiche antiche, la cattedrale di S. Cassiano, la biblioteca ed il teatro comunale, ricavati nell’ex convento di San Francesco; Palazzo Tozzoni, con gli arredi originali del Sette/Ottocento, la chiesa di San Domenico, l’abbazia di Santa Maria in Regola e la basilica santuario della Madonna del Piratello. Cuore della città è Piazza Matteotti,sulla quale si affacciano il municipio e il quattrocentesco Palazzo Riario Sforza (oggi Sersanti).
La città merita una visita anche per la sua ricca offerta enogastronomica e per manifestazioni di grande richiamo quali “Imola in Musica” (secondo fine settimana di giugno) e “Baccanale” (seconda e terza settimana di novembre).
Con oltre 50 mq di verde pubblico a testa e più di 70 chilometri di piste ciclabili in sede propria, Imola conferma la propria attenzione all’ambiente ed alla qualità della vita. Molto diffusa è anche la pratica sportiva, che può giovarsi di 52 impianti comunali, con circa 50 società che svolgono attività a livello federale e oltre 120 a livello amatoriale, con ben 3.300 ragazzi sotto i 15 anni che fanno sport.
Oggi la città può contare su un ricco tessuto produttivo, basato su una stretta sinergia fra il mondo cooperativo, di cui Imola è vera capitale e la piccola e media impresa; su una qualificata rete commerciale e su un’agricoltura con produzioni a marchio IGP e DOP.
Imola è città Medaglia d’oro al valor militare per attività partigiana.
 guida virtuale della citta'

    

Famosa nel mondo anche per il suo autodromo La voglia di velocità appartiene al patrimonio degli imolesi fin dall’antichità. Nell’80 a.C., all’epoca della civiltà romana, Imola disponeva già di un anfiteatro in cui correvano le bighe, forse segno premonitore di un futuro… di corse! 1952 Il collaudo della pista a lavori ultimati è eseguito il 19 ottobre 1952 dai pilotiAscari, Farina e Villoresi sulle Ferrari, Bertocchi sulla Maserati, Masetti sulla Gilera e Lorenzetti sulla Guzzi. È il 25 aprile 1953 quando il circuito viene ufficialmente inaugurato con la disputa del Gran Premio Coni, prova del Campionato Italiano di motociclismo che vedrà vincitori gli stessi Masetti e Lorenzetti. Sempre nel 1953 la gestione dell’Autodromo è assunta dall’E.S.T.I. (Ente Sport e Turismo Imolese), con presidente Tommaso Maffei Alberti. Il 21 aprile 1963 si assiste all'esordio della Formula 1 sul tracciato imolese. Si tratta della prima gara non ufficiale, vinta dallo “scozzese volante” Jim Clark con la Lotus Climax Brm con la quale alla fine della stagione diventa Campione del Mondo. La scuderia Ferrari non partecipa. Il 1972 è l’anno di una grande idea motociclistica: Checco Costa inventa la “Daytona d’Europa”, ovvero la mitica 200 Miglia trasportata sull’altro lato dell’Atlantico. Dopo ampi lavori di ristrutturazione del circuito e la costruzione del nuovo edificio box – all’epoca il più moderno d’Europa – si svolge, nel settembre 1979, un nuovoGP di Formula 1. Pur non essendo valido per il Campionato del Mondo, vede la presenza di tutti i team partecipanti al campionato. Vince Niki Lauda sulla Brabham di Bernie Ecclestone. la storia continua qui...

 

a distanza di anni, continua al Tamburello e alla statua nel parco delle Acque Minerali il pellegrinaggio in ricordo di un giorno tragico in cui perse la vita un grande pilota, Ayrton Senna, da non dimenticare la stessa tragedia il giorno prima, in cui perse la vita il meno famoso Roland Ratzenberger

foto e testi Comune di Imola, Radici Imolesi, Autodromo Enzo Dino Ferrari, le foto dell'autodromo dall'archivio storico dell'Associazione Ufficiali di Gara Bologna www.ufficialigarabologna.com

per sostare a Imola: Area attrezzata gratuita Riverside, sul fiume Santerno, via Luigi Pirandello nei pressi dell'ingresso principale dell'autodromo e nelle vicinanze del centro storico. Apertura annuale, forse è superfluo indicare come arrivarci... strada statale 9 Via Emilia  A14 uscita Imola

il viaggio continua verso Faenza...

Nei dintorni di Galassia Camper Bologna e la sua Provincia

Dozza Imolese

tra il verde dei prati, l'azzurro del cielo e il l rosso dei campi arati. Un viaggio nella storia dell'antico Borgo medievale la cui rocca domina le vallate. Sulla dolce collina Bolognese al confine con le terre di Romagna,Ducia e Dutia inomi più antichi; Dozza l'attuale. Questa l'evoluzione del nome del Borgo, passato attraverso le forme di Duza e Doccia, prima dell'esito finale.Tanti suoni per legare questa località ad un solo elemento: l'acqua, la cui mancanza ne ha caratterizzato il nome, e quindi, la storia. Dallo stemma del Comune, con il grifo che si abbevera, ai ritrovamenti di un antico acquedotto proveniente da Monte del Re, fino a toponimi delle chiese, tutto collega il nome di Dozza alla "doccia", condotto in cui scorre l'acqua.

Il Borgo Medievale di Dozza, uno dei cento “Borghi più Belli d’Italia”, si trova a sud di Bologna, a 6 km da Imola ed è posto sul crinale di una collina che domina la valle del fiume Sellustra e scende dolcemente verso la via Emilia. A Dozza, l’arte si fa paesaggio urbano ed arreda i muri delle case, le strade e le piazze, inondando di luce e stili diversi ogni angolo ed aprendosi a squarci di colori improvisi.

 

Si tratta di un vero e proprio museo a cielo aperto, in cui si possono ammirare oltre un centinaio di opere realizzate da nomi prestigiosi dell’arte contemporanea. All’interno della Rocca sono conservati gli affreschi e i bozzetti delle opere su muro esposti nel Centro Studi e Documentazione del Muro Dipinto.

Il suo centro storico, dalla caratteristica forma a fuso, conserva intatto l’originale tessuto edilizio di stampo medioevale, e la possente Rocca Sforzesca, posta all’apice del paese si armonizza perfettamente con il resto dell’abitato, che segue il tracciato delle antiche mura.Successivamente trasformata nel signorile Palazzo Malvezzi Campeggi, la maestosa Rocca fu voluta da Caterina Sforza, che la riedificò alla fine del XV secolo sulle precedenti rovine di fortezze bolognesi del 1250 ca. I bolognesi Campeggi la trasformarono da edificio puramente militare in palazzo signorile sul finire del ‘500. La Rocca passò in seguito, per via ereditaria, alla famiglia Malvezzi-Campeggi che vi dimorò fino al 1960.

                       

Da visitare gli appartamenti del piano nobile, il salone, i salottini e le camere da letto, la cucina, le prigioni, le stanze di tortura, i camminamenti sulle torri. Al secondo piano si trovano il Centro Studi e Documentazione del Muro Dipinto e la Collezione Mascellani, mentre i sotterranei ospitano l'Enoteca Regionale dell' Emilia Romagna. guarda il filmato

Nel centro storico, al quale danno colore e atmosfera i muri dipinti (filmato), meritano inoltre una visita la Chiesa prepositurale di S. Maria Assunta in Piscina, edificata nel XII sec. sui resti di una precedente chiesa romanica - contiene una tavola del 1492 di Marco Palmezzano -, il Rivellino, dentro il quale è ricavata la porta settecentesca di accesso al borgo, e la Rocchetta di origini trecentesche.

 

A Dozza non è presente un area di sosta dedicata per i camper, nella piazza sotto la rocca non vi sono divieti ne controindicazione per la sosta dei nostri mezzi, Dozza si raggiunge dalla Via Emilia e si trova a circa metà strada tra Imola e Bologna, a Roscanella seguire le undicazioni Dozza. il viaggio continua verso Imola…….  foto di proprietà di Galassiacamper

 

 Forlì, Bertinoro

 Area gratuita Parcheggio dell'Argine,  situato in via Donne della costituzione, carico e scarico, illuminato, tranquillo a poca distanza dal centro

Lasciando il camper nel parcheggio una visita al centro di Forlì. Nel centro storico di Forlì, sono facilmente riconoscibili i due assi viari principali di origine romana, suddivisi nei quattro principali corsi (Mazzini, Garibaldi, Diaz e della Repubblica) che convergono in Piazza Saffi. Su di essa si affacciano alcuni fra i monumenti più rappresentativi delle varie epoche cittadine: la basilica romanica di San Mercuriale con l'imponente campanile originale del XII secolo, il Palazzo Comunale, risalente al XIV secolo e rimaneggiato più volte con la Torre dell'Orologio, i quattrocenteschi Palazzo del Podestà e Palazzo Albertini, sede di interessanti esposizioni, e il novecentesco Palazzo delle Poste, esempio di architettura del Ventennio. Da vedere, inoltre il Duomo, la Chiesa del Carmine, l'Oratorio di San Sebastiano, la Pinacoteca Comunale che conserva l'Ebe del Canova e i nuovi Musei San Domenico, la Rocca Sforzesca di Ravaldino e Palazzo Romagnoli, che ospita in via Albicini le Collezioni del Novecento.

                                                                   

 Bertinoro a pochi chilometri da Forlì, un tipico esempio di cittadella medievale ricca di mura, torri e case antiche, situata al centro della pianura di Romagna in posizione panoramica, sulle pendici di due colli Monte Cesubeo e Monte Maggio, Bertinoro domina un suggestivo paesaggio la cui vista si estende fino al mare. In cima al borgo, la rocca millenaria anteriore al secolo X, nella quale soggiornò l'imperatore Federico Barbarossa nel 1177 e dal XVI secolo al 1970 fu sede vescovile. Recentemente restaurata, oggi ospita il Centro Residenziale Universitario dell'Alma Mater Studiorum di Bologna. E' considerata la 'Città dell'ospitalità' per la tradizione della Colonna delle Anella, ognuna di esse corrispondente ad una delle antiche famiglie che ospitava il forestiero che legava ad esse il proprio cavallo arrivando in paese. La tradizione è evocata la prima domenica di settembre di ogni anno.

 

 Dall'uscita del parcheggio girare a destra in direzione Cesena/Rimini, alla località Capocolle girare a destra per Bertinoro, da forlì dista 15 km, nell'attraversare Forlimpopoli uno sguardo alla roca e alla statua del gastronomo e scrittore del ancora piu' che attuale libro di cucina Pellegrino Artusi, nativo del posto.

Bertinoro è dotato di un parcheggio pubblico in Viale Superga, 190 dove e’ ammessa la sosta dei camper,con carico e scarico e illuminazione notturna.

Antichi Borghi Emiliani

Castell'Arquato

Da qualsiasi via d'accesso si giunga a Castell'Arquato il borgo subito affascina, quasi sorprende per la sua intatta, inaspettata medievalità che un tempo custodiva un accesso all'operosa Pianura Padana. Le antiche case color della terra scendono da un pendio che le rende, soprattutto nelle giornate limpide, visibili da molto lontano. E subito i colori delle costruzioni volute dall'uomo si fondono con quelli che la natura ha miscelato dalla notte dei tempi.

Approfondendo l'analisi oltre l'impatto visivo si scopre che il terrazzo naturale sul quale si è nei millenni costruito il paese, mattone dopo mattone, è costituito da sedimenti di origine marina. E qui inizia la preistoria di questa splendida sezione del territorio piacentino modellato anche dal Torrente Arda: essa affonda nel mare che ricopriva il bacino padano fino a 800.000 anni fa.

Indizi della sua storia, ma anche della quotidianità degli abitanti che si sono succeduti sul suo territorio nei secoli e nei millenni, si ricavano dai documenti.

Liguri, Galli, Romani, poteri ecclesiastici e civili, papi, cavalieri di ventura e signori Rinascimentali hanno lasciato traccia nella storia arquatese. Le fonti documentarie, tutto sommato ancora poco studiate in modo organico, tracciano dunque un cammino denso che accompagna fino ai giorni nostri.

Il primo documento scritto conosciuto sarebbe la copia di un atto di vendita del 13 marzo 760 (nelle Carte di Varsi), quindi di età longobarda: in esso leggiamo chiaramente la dicitura in finibus castri Arquatense. In documenti del VII secolo si trova la dicitura Castro fermo, nell'800 accompagnata da Arquatense, da questa data compare anche fines castellana che diventa la denominazione prevalente. Per chi ama la magia dei borghi medievali e' una visita d'obbligo

alcune curiosità

Il pozzo del sole

Nel quartiere del ''Sole'' esiste un pozzo di cui si hanno notizie nei testi dei principali storici: A. Boccia e L. Molossi. Dalle descrizioni si deduce che é ubicato in una piazzetta del quartiere. La canna del pozzo misura 111 braccia dal pelo dell'acqua (1 braccio = 0.6 metri), la profondità dell'acqua non é mai stata misurata. Per quanto si estraesse acqua il livello non era mai soggetto a variazioni. Accostando l'orecchio alla bocca del pozzo si sentiva un rumore simile a quello di un torrente. Bisognava inoltre attingere con attenzione poichè la corrente tendeva a trascinare i recipienti; questo fa si presumere la presenza di un fiume sotterraneo.

La Torretta

Da fonti ottoncentesche apprendiamo che cento tese (1 tesa =1.7 m) a SUD-OVEST del paese su un poggio in posizione dominante su tutte le vie di accesso, vi era un antica torre quadrata che serviva da vedetta con mura di cinque braccia di larghezza (circa 3 metri). Oggi nel luogo sono ricoscibili solo pochi ruderi.

Le ''Case Arse''

La località si raggiunge partendo da dove era ubicato il convento dei Riformati oltre il ponte sull'Arda. Sembra che in questo luogo sorgesse un agglomerato abitativo, ciò parrebbe confermato dalle continue scoperte fatte nei secoli passati di fondamenta di case e di sepolcri con scheletri coperti di lastre di pietra

altre curiosità del paese le trovate qui

A Castel Arquato non e' presente una sosta camper, è possibile sostare nel Punto sosta nel parcheggio lungo il fiume, a 500 metri dal centro storico. Sempre aperto. Da Fiorenzuola d’Arda , svoltare lungo la strada Provinciale di Bardi direzione Castell’arquato


In Bicicletta da Bologna a Casalecchio di Reno, di L. C.

Ho visto tanti fiori che … Tutta la pista ciclabile ed il bel ponte bianco sospeso sul Reno che porta al Comune di Casalecchio

           

RENO: 211,8 km di lunghezza dalla sorgente alla foce, è il decimo fiume italiano per lunghezza e per superficie di bacino. Nasce in Toscana in territorio della Provincia di Pistoia, e se considerato per l'intera lunghezza è di gran lunga il più importante corso d'acqua dell'Emilia‐Romagna, nonché l'unico rilevante della regione che non sia un affluente del Po.

Proseguo sulla sponda sinistra sino al secondo ponte bianco incontro la cascata e una chiusa la quale è stata restaurata e posta questa targa Avevo già percorso 12 Km, era ora del caffè, mi sono fermato in un locale di tutto rispetto Si riparte verso un punto molto noto a Casalecchio di Reno,era da tanto che non lo visitavo…

       

Lido

Dopo il 1894, terminati i lavori per la costruzione della Chiusa Nuova e dello Spartiacque (Isola Verde) e la prima lastricazione in granito della Chiusa, a monte dello sbarramento, sulla sponda sinistra del Reno, le piene avevano livellato le asperità delle purghe con uno strato di sabbia e terra fine, era cresciuta l’erba e si era formato un bel prato. A questo si accedeva soltanto da una porta stagna in ferro, che si apriva nel muro del Repellente e le chiavi le teneva gelosamente un Custode che abitava la casina addossata al Repellente stesso. Per i Casalecchiesi però i problemi non esistevano. Bastava scendere in Reno per la strada dei birocciai e dei vallaroli (sulla sponda destra, a fianco del Ponte), farsi un sentieruolo ghiaioso fino ai Masgnòn, attraversare il letto del fiume, quasi secco, sotto il Pelago della Chiusa ed avviarsi al fondo della Platea della Chiusa Nuova. Qui si trovava ( e si trova tuttora) il cannello (fino a qualche anno fa ben più potente) del Fontanone. Questa acqua era allora fresca e deliziosa e se veniva fatta regolare provvista nelle case per gli usi alimentari e domestici (non azzardatevi, però, a berla adesso!). Proprio per questa sua utilità, il getto, che sgorgava da sempre nel fondo della famiglia Fontana (da cui l’ambivalenza del nome Fontana/Fontanone) era stato giudiziosamente raccolto durante i lavori di costruzione della Platea era stato portato a sboccare in terreno pubblico, ad uso di tutti. I casalecchiesi, quindi, abituati ad andare al Fontanone, avevano anche pensato di sistemare una piramide di sassoni per superare quel par di metri di dislivello che portava dal letto del Reno alla Platea della Chiusa Nuova (proprio dove ora c’è la comoda scala di ferro). Dalla Platea si raggiungeva il prato superiore e lì era possibile fare il bagno, passare il tempo in allegria, raggiungere anche la Chiusa. I casalecchiesi sono sempre stati fiumaroli: il Reno era generoso e dava lavoro, materia prima, pesce, selvaggina, ranocchi, legna, erba per i conigli… Ma in Reno ci si andava anche per divertirsi, nuotare, scherzare, provare i primi brividi d’amore… Il Reno era tutto: padre, madre amico fraterno, talvolta anche giudice ineluttabile… Finì che uno chiama l’altro e la notizia di questa spiaggia arrivò anche a Bologna. Nelle domeniche d’estate il Vaporino scaricava, alla fermata del Comune, centinaia e centinaia di persone che, in lunga processione, percorrevano il cammino che si è detto, si arrampicavano alla men peggio per superare il dislivello della Platea e raggiungevano la meta agognata del pratone superiore. Era la metà degli Anni venti: una domenica d’estate, l’Intendente della Chiusa, Serafino Chierici, provò a fare la stima dei pellegrini che si arrampicavano sulla montagna di sassi che dava l’accesso alla nuova spiaggia, tanti baldi giovani che cercavano di issare sul muraglione delle avventurose ragazze. Dopo un po’ perdette il conto. Il giorno dopo, Serafino Chierici disse ad un muratore che faceva dei servizi per la Chiusa: “Fossi in te, metterei una scala vicino al Fontanone, poi farei pagare due centesimi a chi vuol salire!”. Un mutilato, grande invalido di guerra, che stava pescando lì vicino, Loris Sarti, colse al volo il suggerimento e, col muratore, costruì uno scaletto di legno, con un solido passamano. I due soci, la domenica successiva, accostarono lo scaletto la muraglione ed attesero clienti disposti a pagar pedaggio. Qualche tempo dopo, Sarti ed il muratore incontrarono Serafino Chierici e si profusero in ringraziamenti: “Signor serafino, in due settimane abbiamo fatto duecento lire! E’ stato il suo suggerimento!” Duecento lire, in quegli anni, erano una cifretta, ma lo scaletto era anche l’indice di una nuova moda che andava prendendo piede, di un nuovo stile di vita. L’ottocento, specie nei suoi ultimi anni, vide nascere lo sport moderno e la diffusione del nuoto. Audaci bolognesi coi baffoni all’insù non esitavano a lanciarsi fra i flutti del domestico fiume, indossando eleganti costumoni da bagno a righe, che lasciavano scoperte le braccia, la testa ed i polpacci. Poi venne la Grande Guerra, che chiuse la Belle Epoque ed aprì una nuova era. Il Novecento impose il dinamismo, il Futurismo e la velocità. Il Lido di Casalecchio sarà il frutto di questa ideologia. Le classi sociali si rimescolano (si fa per dire!), ragazzi e ragazze stanno tranquillamente insieme (anche questo si fa per dire!), giovani e vecchi, belli e brutti sono pronti a spogliarsi (dalle foto d’epoca giudicate quanto e come!) per prendere i benefici raggi del sole. Anche se oggi siamo oltre quei limiti, si intuisce che, in quegli anni ormai lontani, tanto stava cambiando. Il Lido di Casalecchio nacque così, spontaneamente, con famigliole in scampagnata, mentre i più audaci mostravano la loro valentia esibendosi in tuffi e nella loro “sblisgarola”, (o “liscia”: un idroscivolo villereccio, ottenuto bagnando il granito bianco della Chiusa. Ma quando nacque il Lido? Non c’è una data, nessuna Autorità tagliò mai un nastro di inaugurazione (anche se, allora, di Autorità ce ne erano, forse, più di oggi!). Il Lido nacque a poco, a poco in sordina, finché qualcuno si accorse che esisteva e che era molto frequentato. Negli anni Venti, estate dopo estate, il popolo dei bagnanti, sopra e sotto la Chiusa, era cresciuto a dismisura ed attorno a tanta gente si era formata una economia indotta. Accanto a quelli che offrivano la salita con lo scaletto, qualcuno si era messo a vendere bibite o prestare qualche servizio. Nel 1930 agli Amministratori locali venne in mente che i bagnanti domenicali potevano diventare una risorsa, anche a fini non meramente speculativi, ma sociali. La Grande Guerra era finita da poco più di 10 anni e la Comunità di Casalecchio, che aveva pagato un duro tributo di sangue (48 fra caduti e dispersi, 32 morti per malattia, 11 detenuti in prigionia e tanti mutilati e feriti) sentiva di non avere ancora saldato il debito morale e materiale con i reduci. Ai Caduti era stato dedicato il bel monumento, opera della scultrice locale Barbara Fioroni ed inaugurato dal Re Vittorio Emanuele III il 14 giugno 1925. Sempre ai Caduti era stato dedicato il Parco della Rimembranza, in fondo a via Giordani. Rimaneva però l’impegno di fronte ai Mutilati, per i quali era stata costruita ( Con non poche difficoltà finanziarie) la bella casa di Via Giordani 15 –17. Era anche in corso la realizzazione di una Colonia Agricola per gli orfani di guerra, cioè un Istituto Agrario Professionale, con una bella struttura (aule, mensa, laboratori) ed annessa azienda agricola sperimentale (in via Canonica). Il Comune voleva però integrare la pensione dei Mutilati bisognosi e dei reduci con dei sussidi. Perciò per ottenere i fondi, l’Associazione Mutilati avrebbe potuto gestire il Lido. Dalla parola ai fatti fu un passo breve. L’Associazione Mutilati si impegnò a mettere in piedi un minimo di struttura: costruirono una cabina di legno come spogliatoio per le signore (i signori potevano arrangiarsi fra le frasche), piantarono delle assi con dei chiodi per custodire i vestiti dati loro in deposito, si procurarono birra e bibite rinfrescate in una tinozza con acqua e ghiaccio, si fecero concedere l’accesso dalla portina di ferro che dava sulla Chiusa Nuova e, piazzata qui una cassa, fecero pagare il biglietto di ingresso (analogo biglietto per chi preferiva l’antica salita per lo scaletto di legno!). Tutti gli introiti andavano a favore della Associazione. Quando successe questo? Agli atti non risultano particolari autorizzazioni; forse era il 1931, perché nel 1932 sicuramente il Lido era attivo: ne fa fede un articolo pubblicato sul “Resto del Carlino” del 20 agosto di quell’anno. Il cronista, con molta ironia, descrive l’ambiente: i capanni, le poche tende, l’ “omaccio sudato e rubicondo” che appende delicatamente al chiodo i vestiti ricevuti in custodia, le “donne a piedi nudi che vendono gazzose, paste stantie e biglini…” Il giornalista spiega che al Lido ci sono due diverse settori: quello dei “calmi”,l’altro degli “agitati”. I primi prendono il bagno nelle antistanti acque tranquille, gli altri si esibiscono sulla Chiusa in tuffi, sblisgarole e piroette. C’era poi una terza categoria, sulla quale l’articolista mette un velo di pudibondo silenzio: quello dei “pomicioni” che cercano di infrattarsi con la morosa tra i cespugli. Per i più romantici era prevista una barchetta, poi (ma il Carlino non ne parla) c’era anche un punto di ristoro, gestito allora da un certo Tassinari. L’ingresso a tanta goduria costava 5 soldi, cioè 25 centesimi. Ad ogni buon conto i casalecchiesi avevano ingresso gratuito, perché il Reno è sicuramente loro. Malgrado le buone intenzioni degli organizzatori, il carlino lamentava che il trattamento riservato agli utenti fosse troppo spartano: ci sarebbe voluto almeno una latrina, qualche capanno, una doccia. Il Comune di Casalecchio avrebbe dovuto aiutare i Mutilati a realizzare un vero Lido, elegante e signorile, come quelli già operanti a Mantova o Guastalla.

 

Dopo alcune foto, visto l’orario, mi metto in fase di rientro effettuando una visita alla sponda destra fiume.Da tempo passo da Casalecchio ma, non mi sono mai fermato per visitare la chiesa ai piedi del monte di S. Luca… Di qui parte lo storico sentiero dei Bregoli che…Nel medioevo i Bregoli erano il più rapido collegamento tra la via Claudia Petrosa e la Flaminia militare per evitare di passare per il centro di Bologna tra Modena e Firenze Fiesole. Il sentiero già compare in una antica mappa del Catasto Urbano Pontificio del 1780, Tra il 1860‐1867 il generale Manfredo Fanti fece allargare e consolidare i Bregoli come elemento del campo trincerato di Casalecchio, rendendo carrabile il percorso. Il nome dei Bregoli fu ufficializzato nel 1870 circa. Nel 1926 mons. Filippo Ercolani della chiesa di San Martino, fece costruire la via crucis lungo il sentiero. Il 1929, per una sfida, Gino Bergonzoni, percorre in auto i Bregoli partendo dal bar Margherita di Casalecchio fino a San Luca. Nel 1940‐1945 lungo il sentiero, vicino alla chiesa di San Martino vengono creati appositi rifugi antibomba. Nel dopoguerra era nata l'usanza del pic‐nic del lunedì di Pasqua dove i bolognesi andavano a San Luca lungo i portici e finivano, passando per i Bregoli, al parco Talon, mentre i casalecchiesi percorrevano il sentiero inverso. In questo periodo nasce l'usanza della gita "so e zò par i breguel" che viene poi ufficializzata a Casalecchio dal Caffè Margherita che ogni anno organizza la passeggiata del Lunedì di Pasqua. Secondo Menarini, andèr za pr i Brègguel era la passeggiata, romantica e solitaria, tradizionale per i fidanzati desiderosi di solitudine, per cui la frase sottendeva “andare ad amoreggiare”. Ma ci andavano pure i ragazzi in comitiva come le famigliole attrezzate per i pic‐nic. Al di fuori del lunedì di Pasqua, dove si registrava il pienone di presenze, era un programma domenicale consueto andèr a San Locca a pi, po za pr i brègguel, e indrì in vapurèn (la vecchia tramvia Bologna ‐ Vignola). E se si avevano un pò di soldi in tasca, si poteva andare al Lido di Casalecchio per del pesce fritto del Reno e un bicchiere di birra Ronzani , che non te lo negava nessuno. Nel 1983 un privato espropria abusivamente una parte del sentiero demaniale per allargare la propria villa. Nel 1988 viene costituito il comitato per la ricostruzione della via crucis in via de' Bregoli ed in via di Monte Albano nei comuni di Casalecchio di Reno e Bologna che oltre a ristrutturare la via crucis intraprende la battaglia legale per difendere il pubblico passaggio lungo l'antico sentiero. Attualmente la causa legale è ancora in corso. Nel 2007 la via crucis viene nuovamente restaurata e consegnata alla collettività per il Lunedì di Pasqua del 9 aprile

un sentito grazie  a L. C. per aver raccontato un pezzo di storia  Bolognese

consigliamo a tutti questa gita.

per informazioni L.C

          


MUSEO MARCONI, MAUSOLEO MARCONIANO, Via Celestini 1 - 40037 Pontecchio Marconi, (Bologna)- Italy  44°24′0″N 11°15′0″E

VILLA GRIFFONE


Villa Griffone, Mausoleo Marconiano

Il Museo Marconi, dedicato alle origini e agli sviluppi elle radiocomunicazioni, ha sede presso Villa Griffone, residenza della famiglia di Guglielmo Marconi, nella quale il giovane inventore ha realizzato i suoi primi esperimenti.

Grazie all'integrazione di apparati storici, ipertesti, filmati e dispositivi interattivi, il visitatore ha la possibilità di ripercorrere le vicende che hannno caratterizzato la formazione e la vita dell'inventore con un'attenzuione particolare per il periodo che va dal 1895 (primi esperimenti di telegrafia senza fili) al 1901 (lancio del primo segnale radio attraverso l'Atlantico).

Il museo ospita una serie di accurate ricostruzioni funzionali di apparati scientifici dell'ottocento collocate in diverse "isole espositive" dedicate ad alcune tappe fondamentali della radio dell'elettricità, ai precursori della storia della radio, alle applicazioni marittime dell'invenzione marconiana. Il percorso prosegue accompagnando il visitatore attraverso alcuni fondamentali sviluppi delle radiocomunicazioni nel XX secolo, in particolare il passaggio della radiotelegrafia alla radiofonia e alla radiodiffusione.

In mostra sono inoltre presenti interessanti documenti relativi alla formazione di Guglielmo Marconi (esposti nella celebre "stanza dei bachi") e alla sua attività di imprenditore nella Compagnia egli fondò nel 1897 e che tutt'ora porta il suo nome.
La visita guidata si divide in 4 parti:

  • Introduzione sull’invenzione della telegrafia senza fili e proiezione di un filmato di circa 20 minuti sulla storia delle radiocomunicazioni.

  • Visita del laboratorio del giovane Marconi e della sezione multimediale del Museo (con diversi CD-Rom e dispositivi interattivi).

  • Presentazione di apparati d’epoca in funzione.

  • Conclusione libera in giardino (si consiglia una sosta al Mausoleo) con possibilità di acquistare materiale nel bookshop del Museo.

Tra le attività che il museo promuove vi è un programma di divulgazione scientifica per le scuole che si avvale di un laboratorio di esperimenti didattici relativi alla storia dell'elettricità, all'elettromagnetismo e alle telecomunicazioni.

Villa Griffone, luogo di origine delle radiocomunicazioni, attende i suoi visitatori con il fascino della leggenda e le più moderne modalità espositive.

Villa Griffone ospita, oltre al Museo Guglielmo Marconi e alla Fondazione, Guglielmo Marconi, anche un centro di ricerca sulle radiocomunicazioni nel quale operano ricercatori del dipartimento di Elettronica, Informatica e Sistemistica dell’Università di Bologna e della Fondazionen Ugo Bordoni.
Anche per questa ragione la Villa non è dotata di un punto di ristoro né di servizi per i visitatori


Arboreto didattico di Pian di Macina gps 44°23′0″N 11°20′0″E
Il parco è stato realizzato dalla Comunità Montana con finalità didattiche al servizio delle scuole del Comune di Pianoro (BO) e Comuni limitrofi, nonchè di tutti i cittadini interessati all'educazione ambientale


La Rocca di Badolo   gps  44°21′59″N 11°16′28″E
Badolo è una piccola frazione situata tra Monzuno e Sasso Marconi (BO). E' meglio conosciuta tra gli arrampicatori come la Rocca di Badolo. E' da decenni la palestra di arrampicata (Free Climbing) dei bolognesi. Tiziano Nannuzzi la definì un meraviglioso castello di sabbia, perchè su queste rocce di sabbia hanno imparato ad arrampicare


Parco dei Gessi
Il parco, situato sulle prime colline bolognesi, comprende una fascia di affioramenti gessosi, che hanno dato vita ad un complesso carsico di estremo interesse, e i suggestivi Calanchi dell'Abbadessa...A poca distanza la Chiesa di Montecalvo
    www.parcogessibolognesi.it


Grotta del Farneto

La Grotta del Farneto, celata nel cuore del Parco Regionale dei Gessi Bolognesi e Calanchi dell'Abbadessa , venne scoperta nel 1871 da Francesco Orsoni, il quale avviò le prime importanti ricerche archeologiche. La grotta è celebre per alcune sepolture risalenti all'Età del Rame rinvenute dal grande speleologo bolognese Luigi Fantini negli anni '60 in un riparo naturale creato da uno strato sporgente e oggi conservate presso il Museo della Preistoria “Luigi Donini” di San Lazzaro di Savena, il Museo Archeologico di Bologna e il Museo Archeologico Paleoambientale di Budrio. A seguito di lavori di cava, l'intero affioramento e la grotta sono rimasti per anni inaccessibili a causa di una frana che ne ostruiva l'ingresso, fino alla realizzazione di un intervento di recupero e messa in sicurezza che ne ha finalmente consentito la riqualificazione e la riapertura al pubblico nel 2008. Oggi la grotta è meta di visite guidate il cui calendario è disponibile consultando la pagina Iniziative ed eventi del sito dell'Ente Parco.


Monte delle formiche  gps 44°19′10″N 11°23′07″E
A circa 30 km da Bologna, si erge, su uno sperone roccioso a strapiombo che domina le valli dell'Idice e di Zena, il santuario di Santa Maria di Zena, meglio noto come Monte delle Formiche.


La strada statale della Futa  inizio lato Bologna  gps 44°23′0″N 11°20′0″E

la mitica strada della futa offre agli appassionati della moto "pieghe" di prima qualità ovviamente da affrontare con prudenza,  si arriva prima al passo della Raticosa poi si prosegue per quello della Futa fino a raggiungere il Mugello


Monumenti ai caduti tedeschi  gps 44°05′46.05″N 11°16′19.37″E
Il cimitero militare tedesco del Passo della Futa si trova fra Bologna e Firenze, nelle immediate vicinanze dell'autostrada che collega le due città; quando lo si raggiunge si rimane particolarmente colpiti dal paesaggio che ci circonda, soprattutto immaginando che quelle montagne furono teatro di sanguinose battaglie e lì morirono migliaia di uomini

 

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2010

 

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