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A cura di Sandro Giusti gruppo La libertà del camper

Pulizia della stufa del camper

Amici la stagione fredda si avvicina ed eccomi a ricordarvi cosa fare per non rimanere in panne proprio quando necessita. Parlo della Stufa del nostro Camper.

Naturalmente per queste operazioni serve un po' di esperienza e manualita' vi consiglio vivamente di rivolgervi ad un centro camper per eseguirlo all'incirca l'intervento di manutenzione non supera gli 80/90 euro ,adesso vi allego anche qualche rigo dove illustro le operazioni basilari.

Manutenzione stufa truma

Primo verificare il bruciatore e che la fiamma prodotta sia di colore blue in questo caso è tutto ok, se invece la fiamma si ingiallisce il problema e’ quello di pulire il bruciatore interno naturalmente questa prova va eseguita con bombola del gas piena. Nel caso si notino solo pochi residui di polvere o se stenta a mantenere la fiamma al minino basta soffiare col compressore dalla presa d’aria sottostante il bruciatore sovrastante, precauzione importante è che la pressione del compressore non superi i 3 bar, nel caso l’operazione sia impossibile si può o rimuovere la griglia sottostante fissata con le viti, per accede meglio, questa e’ la soluzione ideale. Dopo aver soffiato bruciatore e griglia ci si mette al riparo dall’odore di bruciato che genera la stufa dopo essere stata inattiva.

Una di quelle operazioni sottovalutata ma importante è rimuovere il tubo d’acciaio del camino, questo una volta rimosso va pulito e ricollocato esattamente come prima, sostituendo la guarnizione di tenuta.In caso di spegnimento improvviso e consecutivo a l’afflosciamento della fiamma in maniera repentina e costante e’ probabile sia dovuto al fatto che durante le vacanze nel camino siano entrati degli intrusi o ospiti indesiderati e quindi, a stufa spenta, bisogna svitare il terminale e con una lampada verificare che non vi siano intrusi all’interno dello stesso, in questo caso basta rimuoverli e con terminale libero riaccendere la stufa e verificare che la fuoriuscita dei fumi avvenga in maniera naturale e senza ostruzioni. Altra verifica da fare, la batteria accendi gas, se questa produce la scintilla e tutto ok, mentre nel caso contrario sostituire la batteria.

Le valvole di scarico del Camper, gestione e manutenzione.

Oggi parliamo di acque grigie, voglio darvi alcuni suggerimenti per evitare che il serbatoio si otturi creando cattivi odori e problemi di scarico. Come prima cosa dovete verificare il tipo di valvola di scarico del vostro serbatoio, ne esistono due tipi:

1 Valvola con "rubinetto a sfera"

Una sfera viene mossa dalla leva e ostruisce o libera il passaggio dell’acqua. Questo primo tipo di sistema ha essenzialmente poca manutenzione, basta lubrificare intorno alla sfera con dello spray siliconico, l’unico inconveniente è che la sfera fa passare meno acqua al momento dello scarico... per cui attendete con pazienza quando svuoterete il vostro serbatoio pieno ......!

2 Valvola a “ghigliottina"

Il secondo sistema di scarico è la famosa valvola a “ghigliottina” un sistema che prevede una “padella” che scorrendo tra due guarnizioni bloccano o liberano il passaggio dell’acqua. Questo sistema rispetto alla valvola a sfera fa passare molti più litri d’acqua ma ahimè è più facile che qualche deposito di sporco si attacchi alle guarnizioni facendo trafilare acqua anche a valvola chiusa (perdita) . Anche qui regolarmente risciacquate con una manichetta l’uscita della ghigliottina e ogni tanto con lo sgrassatore spray aiutantovi con lo scovolino del water date qualche passata all'interno del tubo da sotto il camper dopodiche' tenete lubrificate le guarnizioni sempre con dello spray lubrificante al silicone.

Quando tenete al rimessaggio il vostro camper per lunghi periodi lasciate le valvole aperte eviteranno che all'interno del camper si formino cattivi odori,ricordate pero' che lasciandolo aperto potrebbero entrare animaletti nel serbatoio suggerisco di usare una vecchia calza da donna per ostruire il passaggio favorendo pero' la circolazione dell'aria.

Amici buoni km.

recuperare spazio dalla cassapanca

 

Amici questa semplice soluzione alla portata di tutti utile ed economica.

Come vedete nella foto nella cassapanca ci sono i tubi del riscaldamento,per evitare il contatto

con i tubi mi sono deciso di fare una modifica.Avevo in casa un pannello di legno.

Con un foglio di cartone,ho preso le misure e ho cosi' sagomato il pannello.Poi con un listello di

legno ho ricavato i 4 piedini e successivamente li ho avvitati con viti da legno.Ho inserito il

pannello .Cosi' ho ricavato spazio per i miei oggetti il tutto è stato fatto senza spendere 1

euro,cosa ve ne pare?

Buon lavoro a tutti!!!

      

COME SMONTARE E CARICARE LA ZANZARIERA ED OSCURANTE DELLA FINESTRE SEITZ

In questa pagina cerco dispiegare come poter togliere la zanzariera e l'oscurante della finestra

Seitz del mio camper per poi riuscire a tenderla in quanto sempre molla e rumorosa in viaggio.

Con pazienza il lavoro è eseguibile in circa 1 ora max.

Fase 1

togliere i tappini copriviti in plastica si vedono i copriviti che sono inseriti a pressione e quindi

bisogna far leva piano con un cacciavite nella parte alta che è poco accessibile la punta della

lama di un cutter o un coltello.

Fase 2

svitare tutte le viti attorno al bordo della finestra. Cacciavite a stella e svitare nella parte a vista .

Nella parte con poco spazio ho usato una chiave a cricchetto così ho potuto accedere alla vite per

svitarla cosa che altrimenti con un cacciavite normale non avrei potuto.

Fase 3

Una volta tolta tutto il blocco zanzariera ed oscurante che rimangono attaccati nel retro del profilo

, si procede con svitare un lato e togliere il coperchietto ferma rullo.

Fase 4

Una volta svitato un lato si estrai il rullo dalle sedi (basta sfilarlo) e lasciando il perno interno

ancorato sul lato si gira il rullo caricando la molla interna in modo che venga più duro. Io ho

dovuto fargli fare diversi giri per caricarlo

Attenzione a non sfilarlo dalla sede altrimenti bisogno procere a riarrotolare e ricaricare la molla.

Una modifica che consiglio è quella di togliere le graffette (che si possono togliere facendo uscire

il braccetto e scaricando la molla) con una piccola staffa in modo che una volta caricato il braccio

rimanga nella sua sede in modo permanente e non rischi di uscire.

Fase 5

Reinserimento rullo in sede e bloccaggio con il fermo riavvitando le 2 vitine.

Si procede poi con le medesime modalità anche a far la stessa cosa con il rullo dell'oscurante e si

rimonta il tutto.

I tappini di plastica una volta avvitate le viti si inseriscono a pressione e si incastrano.

Il lavoro richiede solo un po di pazienza ma è alla portata di tutti ed è più difficile a dirsi che farsi.

Buon lavoro!!!

Condizionatori

Amici siamo ormai in piena estate, periodo durante il quale molti camperisti si trovano alle prese con un problema di non poco conto: il caldo. In particolar modo quando siamo costretti a posteggiare il nostro mezzo in zona non ombreggiata, il problema della temperatura rischia di essere cruciale e condizionare notevolmente la scelta delle nostre mete. La questione potrebbe aggravarsi per chi abbia deciso di vivere in camper, poiché in estate, senza un condizionatore, è pressoché impossibile resistere all'interno dell'abitacolo, salvo trovarsi in montagna. Vi basti sapere che al momento, 27 giugno, 9:00 di mattina, in camper ci sono 25°.

la situazione diventa drammatica, specie nelle ore più calde della giornata.

La ventilazione ha un'importanza fondamentale, ed è anche possibile installare una turbovent per ottenere un minimo di refrigerio.

Tuttavia, l'unica vera soluzione al problema rimane il condizionatore. Vediamone dunque le diverse tipologie, esaminando tutti i pro e i contro.

Prima di tutto una premessa: il condizionatore è un apparecchio che assorbe molta energia, per questo è imprescindibile l'abbinamento ad un generatore di corrente (di cui abbiamo parlato in quest'articolo), salvo disporre di un allaccio elettrico esterno. Purtroppo tali generatori, oltre ad essere molto costosi, presentano una serie di inconvenienti molto fastidiosi (soprattutto per chi ci è accanto) che ne limitano l'utilizzo: in primis, gas di scarico e rumorosità.

Dunque non si può pensare di accendere il condizionatore sempre e ovunque.

Riguardo le diverse tipologie, una prima distinzione è fra climatizzatore cabina e condizionatore per abitacolo.

Il primo è del tutto identico al climatizzatore di un'autovettura: funzionerà solo a motore acceso e rinfrescherà la zona della cabina guida. Per questo, ci sarà utile esclusivamente in viaggio.

Il condizionatore per abitacolo è stato invece progettato appositamente per essere installato sul tetto del camper (alcuni modelli prevedono anche la possibilità di incasso in un gavone o nel doppio pavimento di cui dispongono alcuni camper).

I modelli più diffusi funzionano a 220V, ma esistono anche dispositivi a 12V.

I primi sono senza dubbio i più performanti: un condizionatore da 2000W può climatizzare senza problemi un camper di grandi dimensioni (7 metri o più).

Per un camper di medie dimensioni (6 metri) sarà sufficiente un modello da 1500W.

I condizionatori a 12V, invece, sono anche detti evaporativi, così chiamati poiché raffreddano l'abitacolo mediante l'evaporazione di acqua, generando aria fresca. La capacità refrigerante di tali condizionatori è certo inferiore a quella dei normali condizionatori a compressore. Si rivelano dunque poco adatti in condizioni di caldo estremo ed elevata umidità, ma hanno diversi vantaggi, primo fra tutti un consumo energetico molto ridotto rispetto a quello dei normali condizionatori a compressore. Sono inoltre molto silenziosi.

Quando installiamo un condizionatore dobbiamo anche tener conto del peso, che si attesta in media sui 30kg.

Il prezzo è un altro fattore non da poco, specie se consideriamo che al costo del condizionatore dovremo aggiungere quello, ben più oneroso, di un generatore. Per un normale condizionatore a compressore consideriamo una spesa minima di 1500 euro.

In conclusione, ricordiamo che, oltre ad un'adeguata ventilazione, un buon metodo per limitare il caldo è quello di schermare le superfici vetrate della cabina guida con degli appositi oscuranti termici

 

 

UNA 'SOFFICE' SCALETTA

Essendo i pioli della scaletta molto sottili, questi provocavano , dolorose penitenze nella salita o discesa dalla mansarda del  camper.

soluzione: imbottire gli stessi pioli con una guaina argentata isolante per tubi idraulici

Materiale:

Un pezzo di rivestimento di materiale isolante argentato (motivi estetici): 2.6€

Pistola per colla a caldo

Bende elastiche

Nastro di carta

Procedimento:

Tagliare la guaina isolante della misura della larghezza dei pioli.

Tagliare ogni pezzo in senso della lunghezza.

Applicare la colla a caldo dopo aver avvolto lo scalino

Chiudere aiutandosi con la posa delle bende elastiche che hanno la funzione di tenere uniti i due lembi finché la colla si raffredda.

Applicare un pezzetto di nastro una volta tolta la benda (dopo 15 min.) per consolidare la presa della colla

Proteggere il sottoscocca

 

Dopo le vacanze verifichiamo il lato “oscuro”. Una serie di interventi scomodi ma necessari per la salute del camper.

Il sottoscocca è sconosciuto a molti. La prova si ha nelle fiere, dove è raro trovare qualcuno inginocchiato a scrutarne i meandri, mentre tutti sono ammaliati dai disegni sui tessuti dei cuscini, dalle tappezzerie e dalle tendine. Sembra incredibile, ma è così. Invece là sotto non c’è nulla di bello da vedere. È vero, perché se si osserva con attenzione c’è da piangere, specie per la cellula abitativa. Le meccaniche hanno una protezione di fabbrica, diciamo sufficiente, mentre quella della cellula è “carente”, o peggio.
Non è raro notare viti e graffette metalliche scoperte, buchi nel fondo otturati grossolanamente, o lasciati tali; scalfitture e fessurazioni. I fori per il passaggio delle tubazioni e per l’inserimento della stufa spesso sono esagerati e grezzi, mostrano la coibentazione e da lì passa tanta aria. Talvolta si notano anche regoli di legno nudo. La protezione del fondo spesso consiste in un leggero strato di vernice nera, o catramina.
È rara la presenza di un sottile foglio di alluminio, o di plastica. Inoltre troviamo fasci di fili elettrici non intubati, fissati alla meno peggio, o addirittura con giunzioni coperte solo con nastro adesivo. Insomma in genere è uno spettacolo indecente già a veicolo nuovo. Immaginiamo come diventi nel tempo. Eppure laggiù ci sono componenti da proteggere.

I NEMICI DEL SOTTOSCOCCA – Sono tanti e agiscono rapidamente, creando danni notevoli se non sono combattuti subito, con efficacia. La pioggia forma pozzanghere; passandoci sopra si provocano schizzi penetranti ovunque. Ma già con il fondo stradale appena bagnato si crea una nebulizzazione d’acqua che si insinua dappertutto. In inverno le strade, specie in montagna, sono cosparse di sale, contro il gelo; ma la neve e il ghiaccio si attaccano al fondo del veicolo, permanendovi fino a quando la temperatura è bassa. Comunque rimane l’effetto dannoso del sale. D’estate si va al mare, dove la salsedine abbonda ed è corrosiva. In marcia i sassolini “sparati” dalle ruote , specie da quelle motrici, colpiscono violentemente il sottoscocca producendo graffi ed abrasioni. Ma anche quando il camper è fermo in rimessaggio, se è all’aperto ed il suolo è a fondo naturale, l’erba crescendo può strusciare sulla parte inferiore del veicolo.
La vegetazione è un’ottima conduttrice d’umidità, nonché una via d’accesso per formiche ed altri insetti, che conviene non frequentino il nostro mezzo. Nota: è buona norma che al termine di ogni visita al veicolo rimessato, al momento di venire via, prima di chiudere la porta dare una bella spruzzata di insetticida all’interno. Elimina insetti vari, ma è efficace anche contro ragni e roditori; basta pensare al fastidio che da a noi, appena emanato. Per i motivi citati è necessario provvedere con urgenza ad un’adeguata protezione; anzi è consigliabile farlo a veicolo nuovo. Così si evita di dover prima ripulire e lavare il fondo, risparmiando tempo, e peggio, tanta fatica inutile.

INTERVENTI PREVENTIVI – I paraspruzzi dietro alle ruote sono di rigore, ma quasi mai presenti su tutte. Sulle anteriori spesso ci sono, quali dotazioni standard della motrice, mentre è raro trovare quelli posteriori. Eppure è un intervento semplicissimo, specie in fase di assemblaggio, essendo tutto libero, senza ostacoli adiacenti. L’approvvigionamento a livello industriale ha un costo irrisorio ed offre una buona protezione. Invece provvedere dopo, anche se non è una gran spesa, spesso costringe ad acrobazie e contorsioni, per la mancanza di spazi liberi intorno.
Comunque sono utilissimi riducendo sporcizia e fango, danni da sassolini specie dietro al retrotreno, dove spesso ci sono valvole di scarico e serbatoi. L’ispezione preventiva è d’obbligo per conoscere la situazione. Se non disponiamo di una “buca” o di un ponte sollevatore dobbiamo infilarci sotto al camper, manovra molto scomoda, che cercheremo di agevolare con tavole o cunei da porre sotto due ruote dello stesso lato, ma mai lasciarlo sollevato solo sul cric. Quindi, indossati vecchi indumenti da buttare a fine lavori, con l’aiuto di una potente torcia elettrica andiamo là sotto e iniziamo a scrutare con attenzione tutti gli interstizi, per scoprire gli interventi manutentivi da fare, prima della protezione già preventivata. Attenzione: se il mezzo ha già una certa età ci saranno incrostazioni, fango, e ruggine, che non permettono una valutazione precisa: a veicolo nuovo tutto è più semplice. Di conseguenza è necessario un accurato lavaggio, comunque indispensabile prima di applicare qualsiasi protettivo, se vogliamo avere la necessaria tenuta.

COME LAVARE – Se siamo sdraiati a terra è impensabile agire con acqua in pressione, o con tubi che portano acqua, ma dovremmo ricorrere a secchi, spugne e raschietti vari. È la soluzione peggiore, la più faticosa e lunga, comunque ci bagneremo. Meglio rivolgersi ad una stazione di servizio attrezzata con ponte sollevatore per il lavaggio. Così possiamo impiegare anche specifici prodotti, da risciacquare abbondantemente con potenti getti d’acqua.
NOTA: è bene presenziare per evitare spruzzi in punti a rischio. Ora possiamo ispezionare accuratamente e decidere il da farsi.

COSA CONTROLLARE – Niente ruggine sulle parti metalliche altrimenti va tolta, magari con trapano, platorello di gomma e dischi di tela abrasiva. Poi applicare due buone mani di antiruggine (o convertitore specifico). Infine riverniciare.
Niente macchie di muffa sul legno; spesso denunciano infiltrazioni, o perdite dall’interno. Occorre scoprirne la causa ed eliminarla. Lavare, fare asciugare bene, poi ripulire con carta smeriglio e pitturare.
Se il compensato del fondo si sfoglia il danno è maggiore e si deve valutare come procedere.
A volte occorre l’intervento di un professionista; al limite potrebbe essere necessario anche il trapianto di una parte del fondo. I vani passaruote, specie se incassati nel pavimento, siano integri e ben sigillati lungo tutto il perimetro. Niente alveari anche minuscoli, né nidi.

PRECAUZIONI PREVENTIVE – Devono essere sempre adottate prima di usare protettivi di vario genere, perché alcune parti non vanno irrorate con prodotti che ne pregiudichino la durata e/o il normale funzionamento.
Perciò è necessario rivestirle con carta e nastro adesivo da carrozziere, da togliere a fine lavori. Vediamone alcune. I segmenti terminali, scoperti, dei cavi del freno a mano.
Tutte le parti in gomma, in genere, con particolare attenzione a quelle delle sospensioni pneumatiche, alle cuffie dello sterzo,ecc. I fili elettrici, specie se di diversi colori, in occasione di lavori di manutenzione poi sarebbe difficile identificarli. Le maniglie e gli steli delle valvole di scarico. Cerniere di vario genere ed eventuali serrature. Gli snodi dei piedini di stazionamento. Il bocchettone di rifornimento dell’eventuale bombolone del gas ed il vetrino sul relativo indicatore di livello.
Parti del motore e dell’impianto di scarico. Per quest’ultimo invece è meglio una vernice per alte temperature, tipo quella che si usava per le vecchie stufe. Ma non dimentichiamo neppure di coprire il terreno su cui stiamo lavorando, per non sporcare ed inquinare. Comunque avere a portata di mano una congrua scorta di stracci.
Adesso pensiamo a noi. Vecchi abiti e scarpe, un berretto ed un paio d’occhiali, meglio se a copertura totale, come quelli per lavorare alla mola. Infine una provvista di guanti usa e getta.

COSA IMPIEGARE? Molti sono i prodotti in commercio. Io uso da anni “l’antirombo”, una sostanza bituminosa molto densa, da diluire con solvente per vernici alla nitro, in varia percentuale, applicabile a pennello o a spruzzo. Nel secondo caso il lavoro è veloce, ma con molte controindicazioni. Anche operando con attenzione si crea una dannosa nebulizzazione che si deposita ovunque, rovinando quanto contenuto nell’ambiente; superfici del camper e vetri compresi: Perciò ritengo più opportuno il vecchio metodo del pennello, pur richiedendo più tempo e tanto “olio di gomito”. Per avere un buon risultato occorrono almeno due mani (meglio tre); la prima più liquida, le altre più dense. L’antirombo asciuga rapidamente, ma è preferibile attendere almeno 1 ora tra uno strato e l’altro.
Una latta da kg. 5 potrebbe essere sufficiente; inoltre servono almeno un paio di litri di solvente alla nitro.

COME LAVORARE – Poche ma necessarie raccomandazioni.
1) Non attingere direttamente dalla confezione grande, più pesante e scomoda da maneggiare e spostare.
E se si rovesciasse?
2) Usare barattoli piccoli, ottimi quelli dei pelati. Niente plastica: si può sciogliere. Niente vetro: si può rompere.
3) Occorre un bastoncino, per mescolare periodicamente. Il solvente nel tempo tende a separarsi dalla pittura e venire a galla.
4) Occorrono 3 pennelli di varia larghezza (cm 2,5 – 3 – 5), e 1 col manico lungo, per i punti più scomodi.
5) Adagiarsi su un robusto cartone, o su una tavola, se non si ha lo specifico carrellino.
6) Non stare supini, ma coricati su un fianco, per non tenere il pennello sopra di sé, ma di lato. Ci si imbratta meno.
7) Lavorare a settori, sollevando di volta in volta il mezzo su un lato, o sul segmento sotto cui intendiamo operare.
8) Intingere il pennello con parsimonia, per evitare inutili “sbrodolamenti”. Straccio alla mano e pulire subito le macchie sul terreno; altrimenti ci si finisce sopra, trasformando gli indumenti in una specie di “pelle di leopardo”( parlo per esperienza diretta).
9) Stendere bene le mani di pittura, tirandole “in croce”.
10) Avere una cartuccia di silicone nero e relativa pistola, per intervenire su qualche sigillatura carente, o del tutto assente. Se invece disponete di una buca o di un ponte siete dei “signori”; tutto è più facile, veloce e meno faticoso. In ogni caso se capita un momento di sconforto pensate che alla fine del lavoro dormirete tranquilli, perché adesso “la sotto” è tutto a posto: Buon lavoro.

SOSTITUZIONE DI UN OBLO’ FIAMMA CON UN MINI HEKI


 



P
er aumentare la luminosità della cellula e per sfruttare al meglio le ultime ore di luce della sera, abbiamo deciso di sostituire l’oblò in mansarda con un mini heki.

Materiale utilizzato: alcool per pavimenti, cutter, 2 giraviti, nastro carta, seghetto alternativo,terostat da 40 mm, sikaflex 221, guanti in lattice, detersivo per piatti.
Tempo impiegato: 3 ore circa
Una volta rimosso il coperchio interno si inizia con il lavoro vero e proprio: per prima cosa ho provveduto a rimuovere il sigillante esterno, presente ai bordi e sopra ogni vite, con uncutter ed un giravite a testa piana. Poi con un giravite a croce ho svitato tutte le 20 viti. A questo punto l’oblò era ancora letteralmente incollato (e saldamente ancorato) al tetto grazie all’ottimo lavoro del terostat sottostante. Facendo leva con il giravite (con molta leggerezza per non rovinare la vetroresina del tetto) ho alzato leggermente l’oblò da un lato e con il cutter ho tagliato il terostat fino a quando il blocco ha iniziato a staccarsi con poca resistenza. Una volta rimosso l’oblò ho pulito il tetto con dell’alcool, poi ho applicato del nastro carta sui bordi. Poiché il mini heki è leggermente più largo del fiamma, ho disegnato la nuova sagoma su un pezzo di cartone, l’ho ritagliata, ed infine l’ho riportata sopra il nastro. Con il seghetto alternativo, infine, ho allargato il vecchio intaglio del tetto. Dopo aver soffiato con aria compressa, ho applicato il terostat ai bordi del foro, ho riempito i bordi interni dell’oblò con sikaflex in abbondanza quindi ho posato il mini heki nel suo alloggiamento. Ho rimosso il terostat in eccesso con il cutter, poi ho posizionato il nastro, per la posa del nuovo sigillante, a circa 1,5 cm dai bordi della cornice. Dopo aver applicato il sikaflex, l’ho modellato con guanti in lattice e detersivo per piatti

Come migliorare l'assetto del veicolo?
Purtroppo, i nostri veicoli viaggiano in perenne stato di pieno carico, se non addirittura sovraccarichi. Questo fa si che la meccanica di base, per quanto robusta e ben dimensionata, si trova in stato di continuo stress, in viaggio come a veicolo fermo. Le sospensioni sono tra gli elementi che più patiscono questo disagio, non di rado manifestando la loro fatica, quando non addirittura soccombendo. Se vogliamo evitare che il nostro veicolo viaggi in posizione 'seduta', e veda fortemente ridotte le proprie capacità di assorbire le asperità della strada, possiamo intervenire in vari modi. La cosa più importante è assicurarci che le sospensioni (soprattutto quelle posteriori) lavorino in condizioni accettabili: è incredibile osservare qunanti veicoli circolino con le balestre posteriori a 'curvatura capovolta', vale a dire così carichi che l'originale centina dei fogli ammortizzanti è stata completamente assorbita, e anzi l'apice della 'U' si trova ormai in alto invece che in basso! Quando la balestra può svolgere il proprio lavoro in modo adeguato (magari grazie all'aggiunta di un foglio supplementare), se il veicolo risulta troppo 'morbido', cioè se oscilla troppo, possiamo irrigidirlo intervenendo sugli ammortizzatori, il cui ruolo è proprio quello di smorzare le oscillazioni verticali del veicolo, fermandolo dopo 1, massimo 2 movimenti. Tipicamente gli ammortizzatori originali sono tarati per lavorare solo parte del tempo a pieno carico, e quindi si trovano in una situazione di forte stress che - tra l'altro - li deteriora velocemente. Esistono in commercio ammortizzatori rinforzati che fanno al caso nostro e risolvono brillantemente il problema, sia del carico che della durata. Infine, con le sospensioni integrative ad aria si può ottimizzare la risposta dinamica del veicolo andando ad aiutare le sospensioni posteriori nei momenti di maggior carico; inoltre, con un impianto completo e quindi dotato di compressorino a bordo, è possibile intervenire sull'altezza da terra della parte posteriore del veicolo - limitatamente a pochi centimetri e per poco tempo, ma quanto basta, ad esempio, per superare passaggi difficili come gli accessi dei traghetti o qualche tratto di sterrato particolarmente insidioso. Attenzione, però: l'ordine degli interventi non è casuale: non si pensi di risolvere tutti i problemi in una sola volta installando, per esempio, le sole sospensioni integrative ad aria. Facendole lavorare in un gruppo sospensione sotto forte carico, dove non abbiano lo spazio adeguato per inserire il loro 'contributo', potrebbero essere controproducenti e dannose, sino a piegare il telaio in occasione di shock dinamici imprevedibili (una buca, una rotaia troppo alta, e così via), soprattutto in presenza di sbalzi molto pronunciati e ben carichi.

        

Funzionamento frigo trivalente e manutenzione

Problemi con il frigo sul camper?
Questa è la spiegazione che vi aiuterà a capire come funzionano i nostri frigo e perché in estate non funzionano a dovere, con alla fine alcuni consigli per farli funzionare meglio. Vi siete mai chiesti come si possa ottenere freddo da una sorgente di calore? È il principio sul quale lavorano i nostri frigo. Basilarmente è lo stesso che possiamo notare quando bagnando una mano si prova poi una sensazione di freschezza per tutto il tempo in cui l’acqua evapora. Quindi deduciamo che l’evaporazione sottrae calore, nei frigo il processo avviene in una serpentina dove l’ammoniaca evapora o meglio,prima viene scaldato per portarla allo stato gassoso, poi condensata nella parte superiore e allo stato liquido passa poi all’interno del frigo dove tramite l’idrogeno evapora raffreddando.

Come funziona.
L'unità si compone di quattro parti principali: la caldaia, il condensatore, l'evaporatore (interno al frigo) e il dispositivo di assorbimento. Quando l'unità funziona a gas, il calore è assicurato da un bruciatore. Nel funzionamento ad elettricità, il calore è prodotto da una resistenza inserita nella caldaia.
La carica è composta da una miscela di ammoniaca, acqua e idrogeno. Questi sono ad una pressione sufficiente per far condensare l'ammoniaca alla temperatura ambiente. Quando viene riscaldata,nella caldaia si producono vapori d'ammoniaca e acqua che salgono fino al condensatore. il vapore acqueo si condensa prima e ritorna nuovamente dentro la caldaia, lasciando che il vapore asciutto di ammoniaca passi nel condensatore. Il condensatore è dotato di alette di raffreddamento che contribuiscono a far raffreddare il vapore di ammoniaca a mezzo dell'aria che circola esternamente. Il processo di condensazione porta alla formazione di ammoniaca liquida che, a sua volta, viene convogliata nell'evaporatore.
Nell'evaporatore confluisce idrogeno. L'idrogeno passa attraverso lo strato di ammoniaca. Ciò produce l'effetto di abbassare la pressione del vapore di ammoniaca, abbastanza da permettere che l'ammoniaca liquida passi allo stato gassoso. L'evaporazione dell'ammoniaca estrae molto calore dall'evaporatore. Ciò, a sua volta, estrae calore dal comparto per alimenti ove lo stesso è posizionato, abbassando quindi la temperatura all'interno dell'intero frigorifero. La miscela allo stato di vapore fra ammoniaca ed idrogeno passa dall'evaporatore al dispositivo di assorbimento. Un gocciolamento continuo di soluzione debole di ammoniaca (l’acqua che torna nella caldaia) entra nella parte superiore del dispositivo di assorbimento. L'alimentazione avviene per gravità . Questa soluzione debole scende attraverso il dispositivo di assorbimento. Entra quindi in contatto con la miscela gassosa di ammoniaca e idrogeno ed assorbe rapidamente l'ammoniaca dalla miscela. L'idrogeno alleggerito dal carico di ammoniaca risale quindi nell'evaporatore. L'idrogeno circola continuamente fra dispositivo di assorbimento ed evaporatore.
La miscela di ammoniaca che si produce all'interno del dispositivo di assorbimento scende nel contenitore sottostante e, successivamente rientra nella caldaia, completando così il ciclo di funzionamento. Questo ciclo è continuo, fino a che si produce calore nella caldaia. Un termostato che controlla la fonte di calore regola la temperatura dello spazio refrigerato.
Tenuto conto che il liquido refrigerante è ammoniaca, si possono ottenere temperature con uno sbalzo di 40° rispetto alla temperatura esterna.

La manutenzione:
La manutenzione è normalmente abbastanza semplice. Il bruciatore ed il tubo di scarico devono essere mantenuti puliti e la fiamma deve essere azzurra,senza odori di gas combusti. In caso si senta puzza di gas bruciato dopo aver pulito il camino è opportuno vuotare il fondo della bombola gas, dove potrebbe essere rimasto gas scadente. 
Prima di metterlo in esercizio, il frigorifero dovrebbe essere attentamente livellato. Una pendenza eccessiva impedisce il funzionamento.

I consigli per un buon rendimento Quando si parcheggia il veicolo il frigo va esposto a nord, in modo che il sole non scaldi l’intercapedine.
Infatti il calore impedisce al condensatore di fare il suo lavoro, per questo si ricorre all’aiuto delle ventole, che vanno posizionate in modo da creare un flusso di aria dal basso verso l’alto e possibilmente tra condensatore e assorbitore. purtroppo i kit in vendita tendono ad estrarre l’aria dall'intercapedine senza che la maggior di essa parte passi dal circuito, e se non si lasciano sempre accese tendono a bloccare il flusso naturale dell’aria, in quanto tappano la griglia. La differenza termica tra freezer e temperatura ambiente deve risultare di 40°c con il termostato al massimo. Il termostato regola infatti la fiamma o l’elettricità, quindi se la fiamma vi resta sempre al minimo controllate il meccanismo nella manopola di regolazione temperatura, magari un colpo può averlo spostato. Se tutto questo è a posto e comunque il frigo non funziona significa che la miscela all’interno si è deteriorata. In questo caso dopo averlo smontato con la cura di isolare i fili e il gas si può provare a capovolgerlo piu’ volte, ma solo nel 30% dei casi si risolve il problema. Una altra soluzione è ricaricarlo, in quanto a comperarlo usato può dare gli stessi problemi.
Ovviamente prima di spendere 1000 euro per un frigo nuovo che magari funziona come quello che avete controllate tutti questi dettagli.

N.B: I consigli dell'amico Sandro sono a carattere puramente informativo di cui non ci assumiamo nessuna responsabilità, se non siete in grado di svolgere le operazioni da lui descritte molto bene,  rivolgetevi a un centro specializzato e autorizzato sopratutto per l'impianto di riscaldamento o dove possa sussistere pericolo per le cose e le persone a causa di operazioni sbagliate, risparmiare fa piacere a tutti ma evitiamo di creare più danno di quello che può derivare da manutenzione sbagliate o fatte male.

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Prevenzione della Legionella (morbo del legionario) e di altri germi patogeni in acque potabili. disinfestazione con biossido di cloro.

Le legionelle sono ampiamente diffuse in natura, dove si trovano principalmente associate alla presenza di acqua. Si tratta di un infezione molto seria che può  portare a conseguenze molto gravi e alla morte.

La Legionella può colonizzare gli ambienti idrici artificiali ( nel nostro caso serbatoi e le tubazioni del camper in cui spesso l'acqua potabile ristagna per lungo tempo confidando nel cloro ma il cui effetto svanisce dopo pochi giorni). Le legionelle prediligono gli habitat acquatici caldi: si riproducono tra 25 e 42°C, ma sono in grado di sopravvivere in un range di temperatura molto più ampio, tra 5,7 e 63°C ( un camper fermo sotto il sole in certi periodi raggiunge temperature molto elevate); questi batteri presentano anche una buona sopravvivenza in ambienti acidi e alcalini (acque dure), sopportando valori di pH compresi tra 5,5 e 8,1,All'interno degli impianti idrici, la Legionella può trovarsi sia in forma libera nell'acqua che ancorata al biofilm, cioè ad una pellicola di microrganismi (batteri, alghe, protozoi, virus, ecc.) immersi in una matrice organica, in cui questo batterio trova sostentamento e riparo da concentrazioni di biocidi che altrimenti sarebbero in grado di uccidere o inibire le forme a vita libera.Un'eliminazione efficace della Legionella nei sistemi di acque potabili è possibile solo se combinata con l'eliminazione biofilm presenti nei sistemi contenimento e di tubature.I Biofilm sono strati di microorganismi e sostanze extra cellulari. Questi strati, spesso gelatinosi o funghi, ospitano i batteri della Legionella che si moltiplicano velocemente. Il problema principale è che i biofilm sono estremamente resistenti ai disinfettanti. Per questo motivo i batteridella Legionella sono estremamente resistenti ai metodi comuni di disinfestazione. I biofilm, infatti, si autoproteggono dall'attacco dei prodotti chimici. I metodi che mirano alla distruzione di Legionella in maniera diretta non risolvono il problema in maniera permanente.Il biossido di cloro è il mezzo più efficace per la rimozione di biofilm, Legionella e altri batteri patogeni. Essendo un gas che viene rilasciato nell'aria è in grado di penetrare nelle strutture protettive dei microorganismi permettendo non solo un'inibizione crescita biofilm ma anche la sua graduale rimozione. In questo modo il vantaggio principale è la sua conformità alle normative realtive all'acqua potabile e la possibilità di un dosaggio continuo. Concentrazioni molto piccole possono essere disinfestate dalla Legionella a medio e a lungo termine.  L'eccellente effetto deposito del Biossido di cloro protegge le tubature non utilizzate in maniera continua. Raccomandiamo di eseguire il trattamento nei serbatoi e nelle tubature (facendo scorrere l'acqua) nelle disposizioni riportate sulla confezione o nelle indicazioni a corredo del prodotto.Seguendo le indicazioni è quindi possibile mettersi al riparo dai rischi in modo autonomo con un semplice fai da te.

 

 

 

 

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